È accaduto esattamente ciò che avevo denunciato fin dalla presentazione del nuovo bando per la refezione scolastica del Comune di Bologna: il servizio è stato formalmente suddiviso in due lotti, ma entrambi sono stati aggiudicati alla stessa compagine imprenditoriale, formata da Camst, Cirfood e Gemos.
Nel primo lotto, relativo al centro di produzione pasti Fossolo, la capogruppo è Camst; nel secondo, che comprende i centri Erbosa e Terracini, la capogruppo è Gemos. Cambia l’ordine dei nomi, ma le imprese sono le stesse e il risultato concreto non cambia: l’intero servizio di refezione scolastica della città rimane concentrato nelle mani di un unico raggruppamento, del quale fa parte il gestore che già aveva in mano il servizio.
Parliamo di un appalto che riguarda la produzione di circa 20.000 pasti al giorno per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado del Comune di Bologna, nel periodo compreso tra settembre 2026 e agosto 2029. Il valore della gara è di circa 56 milioni di euro per tre anni e può superare i 111 milioni considerando il possibile rinnovo per altri due anni.
Dopo la gara del 2025 andata deserta e i rilievi contenuti nella delibera dell’Autorità nazionale anticorruzione n. 528 del 17 dicembre 2025, abbandonare il lotto unico era necessario, ma non sufficiente.
Il precedente bando prevedeva requisiti economici e tecnici particolarmente elevati e l’obbligo di acquisire il ramo d’azienda del gestore uscente, condizioni che rischiavano di restringere fortemente la platea dei potenziali concorrenti. Il nuovo bando ha eliminato questi vincoli e ha suddiviso il servizio in due lotti, ma non ha introdotto la regola più importante: impedire allo stesso soggetto di aggiudicarseli entrambi.
Per aprire davvero il mercato sarebbe stato opportuno prevedere almeno tre lotti, uno per ciascun centro di produzione dei pasti – Fossolo, Erbosa e Terracini – e soprattutto stabilire che lo stesso concorrente non potesse aggiudicarsi l’intero servizio.
Già all’apertura delle offerte era emerso con chiarezza quanto la concorrenza fosse più limitata di quanto sostenuto dal Comune. Le offerte presentate erano sei, ma i concorrenti effettivi soltanto tre: il raggruppamento Camst, Cirfood e Gemos; Dussmann Service; CNS con l’esecutrice Vivenda. Ciascuno dei tre soggetti aveva partecipato a entrambi i lotti.
La principale criticità che avevo segnalato si è quindi concretizzata. Il Comune ha scelto di non introdurre alcun limite all’aggiudicazione e oggi ne vediamo le conseguenze. Si è risposto formalmente ai rilievi dell’Autorità nazionale anticorruzione, ma non si è raggiunto l’obiettivo sostanziale di avere più gestori realmente autonomi, responsabili e confrontabili tra loro.
Non contesto la regolarità dell’aggiudicazione e non esprimo giudizi preventivi sulla qualità del servizio che verrà offerto. Contesto una precisa scelta compiuta a monte dall’Amministrazione: costruire una gara che, nonostante la divisione in lotti, consentiva fin dall’inizio allo stesso raggruppamento di aggiudicarsi tutto.
Una vera pluralità di gestori avrebbe permesso al Comune e alle famiglie di confrontare la qualità dei pasti, le derrate utilizzate, l’organizzazione del lavoro, la capacità di ridurre gli sprechi e l’efficacia dei controlli. Avrebbe inoltre evitato che un servizio così delicato e rilevante dipendesse interamente da un solo blocco imprenditoriale.
Il Comune aveva presentato la nuova gara come un cambio di impostazione. L’esito dimostra invece che è cambiata la struttura formale dell’appalto, ma non la concentrazione del servizio. Avevo chiesto di non far rientrare dalla finestra ciò che, dopo l’intervento dell’ANAC, sembrava essere uscito dalla porta. Ed è precisamente quello che è avvenuto.