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Lepore al Belluzzi. Il “dialogo”, quando è a senso unico, si trasforma in “propaganda”

24 Ottobre

La visita del sindaco Lepore al Belluzzi-Fioravanti, avvenuta su invito dei rappresentanti degli studenti, apre una questione politica ed educativa che non può essere ignorata.

Quando un sindaco entra nelle scuole per parlare anche di Governo e temi nazionali senza un contraddittorio adeguato, come si garantisce un confronto davvero plurale? Dov’è quell’alleanza trasversale di cui tanto si parla? Come non si creano studenti di serie A e di serie B?

La scuola è di tutti, non solo di una parte.

Diverso sarebbe stato se Lepore si fosse limitato a rispondere delle materie di sua competenza e se ci fossero stati esperti e rappresentanti con posizioni diverse.

Il dialogo dovrebbe servire ad approfondire i temi e a capire le diverse posizioni, dando gli strumenti per poter valutare “criticamente” e liberamente.

Gli studenti non hanno bisogno di palestre di retorica. Le istituzioni dovrebbero sempre favorire il confronto tra idee diverse e la possibilità di entrare in merito ai problemi approfondendoli. Un esempio? Usare le legittime richieste degli studenti come uno scudo per spostare l’attenzione dalle responsabilità di chi ha alimentato un clima di ambiguità sulla violenza è profondamente scorretto. I responsabili degli scontri non sono gli studenti che protestano pacificamente, ma chi ha scelto la violenza fomentandola ad arte (vedi la scoperta di oggi su chi ha dato il via alla prima chat dei disordini). Prima di parlare agli studenti sugli scontri di sabato scorso, Lepore avrebbe dovuto chiarire il rapporto della sua amministrazione con i centri sociali (a partire dagli spazi concessi e dai finanziamenti pubblici).

Entrando poi in merito ad alcuni temi affrontati che lo riguardano direttamente.

Gli studenti chiedono decoro dei bagni della loro scuola, ed è giusto lo facciano al sindaco di Bologna perché è il capo della Città metropolitana, ente che ha la responsabilità degli edifici scolastici dove si trovano le scuole superiori. Perché questi problemi non li ha mai affrontati seriamente?

Parla di carovita e pressione fiscale: perché non ha detto che proprio la sua amministrazione ha aumentato il costo della sosta e del biglietto dell’autobus?

Il confronto con i ragazzi è utile solo se parte dalla verità e dalle responsabilità di ciascuno. Le scuole devono essere luoghi di libertà, pluralismo e formazione critica, non palcoscenici per la propaganda politica.

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