Oggi in Commissione scuola l’assessore Isabella Conti ha tenuto un’informativa sul raffrescamento e sul comfort ambientale nelle scuole. La Giunta finalmente riconosce che non siamo più di fronte a un’emergenza occasionale, ma a un problema strutturale. Proprio per questo è ancora più grave che la Regione, dopo mesi, si limiti ancora al monitoraggio senza aver messo in campo una programmazione concreta.
La ricognizione attraverso ARES, voluta dalla Regione, sarà completata soltanto il 30 settembre. Oggi abbiamo quindi assistito a un’informativa priva del dato fondamentale: non sappiamo ancora quanti edifici scolastici siano dotati di sistemi di raffrescamento, dove si trovino le situazioni più critiche e quale sia il fabbisogno reale degli interventi. Siamo ancora fermi alla fotografia del problema, quando sarebbe già necessario programmare le risposte.
A luglio, con un emendamento al DEFR, avevo proposto proprio quello che oggi continua a mancare: un Piano regionale pluriennale, con priorità, risorse e tempi certi, per adeguare gli edifici scolastici alle ondate di calore. La maggioranza lo ha bocciato.
I dati disponibili mostrano quanto l’Emilia-Romagna sia indietro. Secondo i dati MIM aggiornati ad agosto 2025 e rielaborati da Cittadinanzattiva, nella nostra regione disponevano di sistemi di condizionamento o ventilazione 362 sedi scolastiche su 3.790, il 9,55%. Nelle Marche erano il 30,23%. Bisogna seriamente domandarsi come sia stato possibile arrivare a una differenza così grande, pur avendo avuto a disposizione negli anni fondi nazionali analoghi.
La Regione non può limitarsi a monitorare e poi chiedere ulteriori fondi al Governo. Deve invece assumersi le proprie responsabilità. La stessa Giunta riconosce che Comuni e Province, proprietari degli edifici scolastici, non sono in grado di affrontare da soli investimenti di questa portata. È quindi necessario avviare una programmazione regionale pluriennale, con risorse proprie, che accompagni gli enti locali e individui con chiarezza priorità, tempi e interventi.
E il tema non può essere ridotto al solo raffrescamento. Occorre intervenire in modo complessivo sugli edifici: ventilazione e raffrescamento, schermature solari, isolamento, pompe di calore, pannelli fotovoltaici, ombreggiamento degli spazi esterni e nuove alberature. Una programmazione seria deve tenere insieme il miglioramento delle condizioni climatiche nelle scuole e la sostenibilità dei consumi energetici.
Se la Regione stessa definisce il problema strutturale, allora anche la risposta deve essere strutturale. Dopo mesi di monitoraggio non basta continuare a raccogliere dati: è il momento di decidere. Il 30 settembre devono arrivare i numeri, ma insieme ai numeri deve arrivare anche un Piano regionale pluriennale con risorse, priorità e un cronoprogramma preciso.