Ora che sono noti i partecipanti alla gara per la refezione scolastica del Comune di Bologna, è necessario fare chiarezza. Le offerte depositate sono sei, ma i concorrenti effettivi sono soltanto tre: il raggruppamento temporaneo di imprese formato da Camst, Cirfood e Gemos; Dussmann Service; CNS con l’esecutrice Vivenda Spa.
Ciascuna delle tre compagini ha presentato un’offerta per entrambi i lotti. Non siamo quindi davanti a sei concorrenti differenti, ma agli stessi tre soggetti che partecipano a tutte e due le parti della gara.
Questo ridimensiona profondamente la rappresentazione del Comune, secondo cui il bando avrebbe registrato un «forte interesse da parte del mercato». La concorrenza effettiva è limitata a tre soggetti.
Inoltre, la principale criticità che avevo segnalato fin dalla pubblicazione del bando si sta ora manifestando con chiarezza. Il Comune ha diviso il servizio in due lotti, ma non ha impedito allo stesso concorrente di aggiudicarseli entrambi.
Camst si presenta insieme a Cirfood e Gemos in un’unica associazione temporanea d’impresa, candidata su tutti e due i lotti, con la sola variazione del capogruppo: nel Lotto 1 è Camst; nel Lotto 2 invece è Gemos.
In altre parole: fatta la divisione in lotti, trovato il modo per ricomporre l’intero servizio e conservare il monopolio. La stessa compagine può vincere entrambe le gare e continuare a gestire tutta la refezione scolastica di Bologna. È esattamente il rischio che avevo denunciato: cambiare la forma del bando senza superare realmente la concentrazione in capo a un unico soggetto.
Dopo il bando del 2025 andato deserto e i rilievi dell’Autorità nazionale anticorruzione, il Comune avrebbe dovuto introdurre un limite chiaro: nessun concorrente avrebbe dovuto potersi aggiudicare entrambi i lotti. Non lo ha fatto e oggi Camst, attraverso l’ATI con Cirfood e Gemos, è nelle condizioni di aggiudicarsi tutto.
Se questo raggruppamento dovesse vincere entrambi i lotti, è evidente che la loro suddivisione si rivelerebbe poco più che un espediente formale: due aggiudicazioni sulla carta, un solo blocco imprenditoriale nella realtà. Per evitare questo rischio sarebbe stato preferibile prevedere tre lotti distinti, uno per ciascun centro di produzione dei pasti, e soprattutto vietare l’aggiudicazione dell’intero servizio allo stesso concorrente.
Anche sulla continuità occupazionale occorre fare chiarezza. La tutela dei lavoratori non dipende dalla conferma dell’attuale gestore e non può essere utilizzata per giustificare la concentrazione del servizio. Il bando contiene già una specifica clausola sociale: chi si aggiudicherà l’appalto dovrà assorbire prioritariamente il personale già impiegato, senza patto di prova e mantenendo le condizioni economiche e normative previste. La continuità occupazionale, dunque, non è mai stata in pericolo, anzi il nuovo operatore sarà “costretto” a migliorare le attuali condizioni in quanto fino ad oggi, avendo consentito il subappalto nella distribuzione e nei trasporti, ci sono operatori con contratti multiservizi che verranno sicuramente trasformati in contratti Ccnl turismo (con condizioni migliori).
Il vero tema rimane dunque quello della concorrenza, della qualità del servizio e della possibilità di avere più gestori realmente responsabili e verificabili. Parliamo di un appalto da circa 56 milioni di euro per tre anni, che può superare i 111 milioni con il rinnovo, e di un servizio essenziale per migliaia di bambini e famiglie.
Ora vigileremo sull’esito della gara per capire se il nuovo bando produrrà un cambiamento concreto o se Bologna avrà modificato soltanto la struttura formale dell’appalto, lasciando intatta la concentrazione dell’intero servizio.