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Tirocini di Medicina. La Regione risolva il problema dei compensi ai tutor, non cambi un modello formativo che funziona

3 Novembre

L’accordo annunciato dalla Regione con le quattro Università dell’Emilia-Romagna per garantire la continuità dei tirocini degli studenti di Medicina va nella direzione sbagliata. Il 6 ottobre avevo interrogato l’assessore Fabi proprio sul rischio che la cancellazione del compenso ai medici tutor compromettesse un’esperienza formativa fondamentale. In quell’occasione l’assessore aveva annunciato una soluzione in tempi rapidi, anticipando anche l’intenzione di modificare il modello di tirocinio, prevedendo che potesse svolgersi nelle Case della Comunità e nelle équipe integrate.

Ma per risolvere un problema di finanziamento non si può cambiare un modello formativo che funziona.

Il tirocinio presso il medico di medicina generale dura un mese, prevede cento ore di attività e un rapporto sostanzialmente uno a uno tra studente e tutor. È un’esperienza molto apprezzata dagli studenti: secondo i dati dell’Università di Bologna, il 94% la considera utile per la propria formazione e oltre il 90% valuta positivamente la disponibilità del tutor, la sua capacità di stimolare interesse e il coinvolgimento diretto nelle attività. Per molti ragazzi è stata anche un’esperienza decisiva per scegliere di diventare medici di medicina generale.

Non dobbiamo perdere proprio ciò che rende questa esperienza particolarmente preziosa: il rapporto personale tra lo studente e un medico che decide di dedicargli tempo, attenzione e cura durante quel mese di affiancamento.

Conoscere come si lavora in una Casa della Comunità è certamente importante, ma la medicina di famiglia è un’altra cosa. Significa seguire una persona nel tempo, conoscerne la storia clinica, accompagnarla nelle diverse fasi della vita e della malattia. Un’attività ambulatoriale organizzata per turni, più simile a quella della guardia medica, non può sostituire questa esperienza.

Nella maggior parte dei casi, le Case della Comunità rischiano di essere delle “terre di nessuno” dal punto di vista formativo, dove si avvicendano professionisti con competenze diverse, che non collaborano realmente tra di loro come una vera équipe, e che non instaurano necessariamente un rapporto personale e continuativo con lo studente. Se la responsabilità formativa diventa di tutti, nei fatti rischia di non essere più di nessuno. Questo sarebbe un passo indietro, in un periodo storico in cui abbiamo bisogno di rendere il percorso di Medicina meno teorico e più legato all’esperienza pratica. Proprio questo è il rischio che vedo nell’impostazione annunciata dalla Regione.

La medicina è una scienza, ma è anche un’arte, come l’insegnamento. Ci sono aspetti della professione che non si imparano soltanto sui libri o osservando in silenzio. Si imparano stando accanto a un professionista, entrando nel rapporto con il paziente, facendo domande, venendo coinvolti e guidati dentro un rapporto di insegnamento stretto e specifico.

C’è poi la questione fondamentale delle risorse. La Regione annuncia che il progetto sarà finanziato attraverso i rapporti con le Università, confermando lo stanziamento degli anni precedenti. Ma non chiarisce come sarà riconosciuto concretamente il lavoro dei singoli medici tutor e se questo riconoscimento sarà garantito stabilmente.

Come avevo già sottolineato il 6 ottobre, la sentenza della Corte costituzionale richiamata dalla Regione pone un problema relativo alla fonte di finanziamento, non un divieto generale di sostenere attività formative. La Regione deve quindi individuare, insieme alle Università, un fondo stabile che consenta di riconoscere il lavoro dei medici tutor e garantire la continuità del tirocinio nella sua attuale impostazione.

Non si può chiedere a un medico di assumersi personalmente la responsabilità di formare e valutare uno studente senza riconoscere il tempo e l’impegno aggiuntivi che questa attività comporta.

La Regione ha scelto di intervenire sull’organizzazione dei tirocini quando il problema da risolvere era quello delle risorse. Chiedo quindi all’assessore Fabi di rivedere questa impostazione, garantendo il finanziamento stabile del tutoraggio e salvaguardando il rapporto individuale tra medico e studente.

Abbiamo bisogno di medici preparati, capaci di entrare in relazione con i pazienti e di assumersi la responsabilità della loro cura. Non indeboliamo proprio una delle esperienze formative che meglio rispondono a questa esigenza.

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