Questa mattina in Assemblea legislativa ho interrogato la Giunta sulla continuità dei tirocini degli studenti di Medicina presso gli studi dei medici di medicina generale. Un tirocinio obbligatorio per conseguire la laurea abilitante, in vigore dal 2020. Con il nuovo Accordo Integrativo Regionale, sottoscritto nel febbraio scorso, è infatti venuto meno il compenso che la Regione riconosceva ai medici tutor che danno la loro disponibilità a svolgere, su base volontaria, questa attività.
Il tirocinio presso il medico di medicina generale dura un mese, vale 5 CFU e corrisponde ad almeno cento ore di attività professionalizzante. Al medico viene chiesto di seguire personalmente lo studente, accompagnarlo nell’attività formativa, certificarne la frequenza e valutarne capacità e competenze. È un impegno aggiuntivo, che richiede tempo, comporta una precisa responsabilità formativa e che per questo era stato valorizzato con un compenso forfettario dal 2020.
L’assessore Fabi ha risposto garantendo l’impegno della Regione a trovare una soluzione per non mettere a rischio il percorso degli studenti, ma non ha indicato i tempi.
Servono risposte rapide. Non possiamo permettere che già nelle prossime settimane dei medici di medicina generale che svolgono questa attività su base volontaria decidano di non accogliere più studenti in tirocinio. Sarebbe un danno grave per ragazzi che stanno completando il loro percorso di laurea in Medicina e Chirurgia, proprio in un momento in cui abbiamo bisogno di medici e abbiamo bisogno di medici ben formati.
Per motivare la cancellazione del compenso è stata richiamata la sentenza n. 4 del 2026 della Corte costituzionale. Ma la Regione può tornare sui suoi passi perché quella sentenza non stabilisce che una Regione non possa finanziare attività di formazione: stabilisce che non possano essere utilizzate risorse del cosiddetto “perimetro sanitario”, destinate alla garanzia dei LEA, per coprire spese non direttamente riconducibili alle prestazioni sanitarie. La Corte individua quindi un problema relativo alla fonte di finanziamento, non un divieto generale di sostenere attività formative.
Peraltro, quella pronuncia riguardava tutt’altra fattispecie: finanziamenti della Regione Puglia per la promozione della realtà virtuale nei corsi universitari e per attività di studio e ricerca sulla digital health e sulla telemedicina. Non credo quindi che possa essere letta come un obbligo a cancellare il riconoscimento ai medici di medicina generale che si assumono personalmente la responsabilità di formare e valutare uno studente. Semmai pone alla Regione il problema di individuare una modalità di finanziamento corretta e compatibile.
C’è un altro aspetto della risposta dell’assessore che pone una domanda sul futuro della formazione dei giovani medici.
Questo tirocinio è molto apprezzato dagli studenti, non soltanto dal punto di vista formativo, ma anche per la possibilità di conoscere davvero una professione che domani potrebbero scegliere. I dati dell’Università di Bologna sono molto chiari: il 91% degli studenti esprime una valutazione complessivamente positiva, il 94% considera il tirocinio utile per la propria formazione e oltre il 90% valuta positivamente la disponibilità del tutor, la sua capacità di stimolare interesse e il coinvolgimento diretto nelle attività.
Parliamo quindi di un modello formativo che funziona. Prevede un rapporto sostanzialmente uno a uno e richiede al medico tutor tempo e attenzione aggiuntivi: significa lasciare allo studente il tempo di raccogliere l’anamnesi, visitare, formulare ipotesi, proporre decisioni e discuterle con il medico. Tutto questo inevitabilmente rallenta e prolunga l’attività ambulatoriale.
L’assessore ha affermato la necessità di modificare in futuro la formula del tirocinio, prevedendo che possa svolgersi all’interno delle Case della Comunità e delle équipe integrate.
Conoscere il lavoro di équipe è certamente importante, ma non dobbiamo perdere ciò che rende questa esperienza particolarmente preziosa: il rapporto personale tra lo studente e un medico che decide di dedicargli tempo, attenzione e cura durante quel mese di affiancamento.
La medicina è una scienza, ma è anche un’arte, come l’insegnamento. Ci sono aspetti della professione che non si imparano soltanto sui libri o osservando in silenzio. Si imparano stando accanto a un professionista, entrando nel rapporto con il paziente, facendo domande, venendo coinvolti e guidati dentro un rapporto di insegnamento stretto e specifico.
Il nostro percorso di Medicina è ancora troppo teorico rispetto a quello di altri Paesi. Abbiamo bisogno di più esperienza pratica, più relazione con il paziente e più occasioni in cui lo studente possa essere accompagnato personalmente da un medico che diventa realmente un maestro. Perché andare a modificare una parte di tirocinio che funziona per come è strutturata?
Anche il lavoro nelle équipe è fondamentale, ma non possiamo rischiare che, se la responsabilità formativa diventa di tutti, nei fatti finisca per non essere più di nessuno. È un rischio che conosciamo già in altri percorsi formativi e che può portare a una spersonalizzazione del rapporto tra chi insegna e chi deve imparare.
La Regione deve garantire subito la continuità dei tirocini per gli studenti che stanno completando oggi il loro percorso di studi e deve valutare con grande attenzione qualsiasi futura riorganizzazione. Non dobbiamo perdere proprio ciò che oggi funziona: un rapporto personale di tutoraggio, in cui un medico si assume la responsabilità di accompagnare uno studente dentro la professione.