La tariffa puntuale può essere una scelta giusta, perché responsabilizza e rende più equo il rapporto tra ciò che si conferisce e ciò che si paga. Ma proprio perché parliamo di equità, dobbiamo evitare che a pagare di più siano le famiglie che hanno al loro interno persone che, per età o condizione, non possono essere considerate un fattore di maggiore capacità contributiva.
Il criterio deve essere chiaro: più persone vivono nella stessa casa, più il sistema deve tenere conto della loro composizione. Un bambino, un anziano o una persona con disabilità non possono essere trattati come un elemento che fa semplicemente aumentare la tariffa. Al contrario, devono essere considerati elementi di tutela, perché sono persone a carico della famiglia e perché il loro contributo alla produzione dei rifiuti non può essere tradotto automaticamente in una maggiore capacità di sostenere il costo del servizio.
La tariffa puntuale deve dunque essere puntuale anche nell’equità: premiare chi produce meno rifiuti, ma allo stesso tempo proteggere le famiglie e riconoscere le diverse condizioni dei nuclei. Una buona politica ambientale non può trasformarsi in una penalizzazione per chi ha figli, assiste un anziano o si prende cura di una persona con disabilità. La sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità sociale.