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Studente accoltellato a La Spezia. Per dire dei “no” occorre dire un incondizionato sì

20 Gennaio

Com’è possibile morire accoltellato da un compagno di classe, a scuola? Non avremmo mai pensato di assistere anche a questo.

In questi giorni ci stiamo interrogando di nuovo sulle strade per evitare che il modo per esprimere le proprie idee, i propri sentimenti, le proprie difficoltà si trasformi in una violenza brutale, senza senso.

Non ci sono ricette, ma una cosa è certa: la mancanza di rispetto nei confronti di sé, degli altri e delle cose è il clima diffuso che respiriamo. Per farsi ascoltare serve alzare la voce, offendere, minacciare. I nostri bambini e i nostri giovani ormai sono abituati a questa nota dominante, nella vita quotidiana e sui social. Questa tendenza generale non dipende dalle condizioni economico-sociali e dal disagio psicologico con cui si cerca ormai di spiegare tutto, ma da un clima in cui siamo immersi. Un clima in cui anche la ricerca di soluzioni provoca nuove contrapposizioni, giudizi sulle intenzioni e mancanza di rispetto.

Perché schierarsi su due fronti, quello di chi vuole regole che chiedano ai ragazzi di rispondere di quel che fanno e quello di chi vuole un’educazione che aiuti a dire “noi”? Perché mettere in contrapposizione due cose entrambe giuste?

È giusto che i ragazzi sappiano che non possono fare quello che vogliono mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri, è giusto che non possano girare liberamente con coltelli, come ha chiesto tra le lacrime il babbo di Youssef, è giusto che, per divertirsi, non debbano arrivare a sballarsi con alcol o sostanze stupefacenti sotto gli occhi di tutti, è giusto che dei minori non accompagnati non possano girare in balia di sé stessi, ma è altrettanto giusto che in famiglia, a scuola, nel mondo dello sport, in un centro di accoglienza, nel tempo libero trovino adulti che diano loro quell’amore incondizionato che costituisce il terreno sicuro su cui poter imparare a costruire la propria vita.

Per dire dei “no”, come famiglia, come scuola, come società, occorre dire un profondo, incondizionato e concreto “sì” a ognuno di quei bambini che diventeranno adolescenti, uomini e donne che abiteranno il futuro.

Serve una rivoluzione profonda, a tutti i livelli, ma è necessario uscire dal moralismo di chi pensa di poter insegnare sempre da che parte stanno i buoni (chi vuole l’educazione) e da che parte stanno i cattivi (chi dice che occorre far rispettare le norme per evitare che tutto diventi possibile). Se parliamo degli argini di un fiume (le norme e i provvedimenti necessari per farle rispettare), non parliamo dell’acqua che scorre dentro l’alveo del fiume (la vita e le proposte di bene che possiamo condividere con i nostri bambini e i nostri ragazzi ogni giorno). Ma senza argini il fiume si disperderebbe e senza acqua gli argini non avrebbero senso.

Il mio commento è sull’edizione di martedì 20 gennaio 2026 del QN – Il Resto del Carlino (lo trovi nel PDF).

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