Oggi al Dama Tecnopolo di Bologna, in occasione della prima Conferenza internazionale dell’Alleanza delle Regioni europee per la sicurezza idrica e l’adattamento ai cambiamenti climatici, il presidente de Pascale non ha perso l’occasione per impartire lezioni al Governo e all’Europa.
“Entro ottobre devo proporre l’elenco dei primi 450-500 milioni di euro di interventi”, così ha esordito nel punto stampa a margine della conferenza. Ma con chi sta definendo le priorità? Chi sta orientando le decisioni su come spendere le risorse straordinarie che la Regione ha avuto dal Governo?
«Su investimenti di questa portata non basta avere un elenco di opere: servono una visione complessiva, competenze riconosciute e un metodo trasparente», commenta Elena Ugolini, capogruppo di Rete Civica. «Da tempo chiedo una cabina di regia capace di mettere insieme Regione, Agenzia, Autorità competenti e struttura commissariale, con il contributo di esperti di riconosciuta competenza, per stabilire le priorità sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche. Occorre sapere perché un intervento venga prima di un altro e poi verificarne progettazione, realizzazione ed efficacia. Lo stesso vale per la manutenzione ordinaria: più risorse sono importanti, ma dobbiamo sapere secondo quali criteri vengono spese e quali risultati producono».
Marta Evangelisti, capogruppo di Fratelli d’Italia, che ha già chiesto accesso agli atti su questo tema, aggiunge: «Il presidente de Pascale dovrebbe condividere quanto pare abbia già fatto con il Comune di Bologna, ma non con tutti i livelli territoriali, circa la scelta delle priorità destinate a confluire nel piano di interventi urgenti da presentare al Ministero entro ottobre. Non risultano infatti concertati – se non probabilmente con pochi eletti – i principi in base ai quali sia stata stilata la lista dei primi 450-500 milioni di euro di opere che interesseranno il Reno e i fiumi romagnoli. Auspichiamo che la priorità non risponda a una logica puramente elettorale, ma che a monte di investimenti così cruciali ci siano valutazioni tecniche di assoluto pregio, condivise in modo trasparente con tutte le comunità locali coinvolte».
De Pascale ha poi quantificato in oltre 6-7 miliardi di euro le esigenze di lungo periodo per il Reno e i fiumi romagnoli, senza considerare il Po. In altre parole: nemmeno i 919 milioni di euro che il Governo ha destinato all’Emilia-Romagna per il Programma straordinario di riduzione del rischio idraulico e idrogeologico. Il tema, quindi, non è soltanto chiedere ulteriori finanziamenti: è utilizzare al meglio quelli disponibili, senza sbagliare le priorità e con un’organizzazione capace di trasformarli in opere efficaci e verificabili.
Non poteva, infine, mancare una parte autocelebrativa. De Pascale ha rivendicato le buone pratiche assunte da anni in Emilia-Romagna in materia di manutenzione di riuso dell’acqua nei poli industriali e di approvvigionamenti civili e agricoli.
Peccato che nella nostra regione la manutenzione dei corsi d’acqua non sia ancora continua, programmata e verificabile bacino per bacino. Come è stato reimpostato il lavoro di manutenzione ordinaria del territorio? Anche questa mattina uno dei relatori, Giulio Boccaletti dell’Università Bocconi, citava Einaudi che dopo la devastante alluvione del 1951 ricordava a De Gasperi che per governare le acque bisogna partire da monte.
Sul tema dei poli industriali, in realtà le buone pratiche sono solo frutto del rispetto del dettato normativo che impone depurazione ante scarico e vasche di laminazione per la raccolta delle acque meteoriche. Sul resto molto può essere fatto come reti duali per il riciclo delle acque e certamente molti più invasi per la raccolta delle acque per i periodi siccitosi.