Maurizio Marchesini ha perfettamente ragione quando dice che la pulizia e la manutenzione dei fiumi non possono essere affidate ai singoli privati o agli imprenditori. È un compito che deve essere garantito dal sistema pubblico, con continuità e programmazione, prima che le fragilità del nostro territorio si trasformino ancora una volta in emergenze.
Dopo le alluvioni del 2023 e del 2024 la Regione Emilia-Romagna ha ricevuto circa 2,7 miliardi di euro aggiuntivi per la ricostruzione e nei prossimi anni arriveranno ulteriori risorse, fino a circa 10 miliardi, per gli interventi di prevenzione. Il problema non può essere soltanto quello delle risorse. Occorre riuscire a spenderle bene, con priorità chiare, tempi definiti e responsabilità precise.
Le opere procedono ancora troppo lentamente, non sono state completate neppure le opere finanziate con le prime risorse stanziate e sulla manutenzione ordinaria continuiamo a vedere interventi frammentari, spesso realizzati in risposta alle emergenze o alle segnalazioni.
È esattamente il problema che avevo posto il 16 giugno, quando è stata presentata la riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile. La scelta di organizzare la sicurezza territoriale per bacini idrografici, e non più secondo i confini amministrativi, va nella direzione giusta. Ma da sola non basta.
Rimane ancora troppo poco chiaro chi deve fare che cosa, come vengono coordinate le competenze dei diversi enti e chi risponde degli interventi realizzati o di quelli che non vengono realizzati. Le sovrapposizioni tra enti e l’incertezza sulle responsabilità rischiano di diventare un ostacolo alla prevenzione e non possono trasformarsi in una giustificazione per la Regione.
Parliamo di un territorio estremamente fragile: in Emilia-Romagna ci sono circa 80.000 frane, il 45% della superficie regionale è interessato da indicatori di severo rischio idrogeologico e idraulico e oltre 22.400 chilometri quadrati sono esposti al rischio di piene. In una situazione del genere la manutenzione di alvei, golene e argini non può essere episodica. Deve essere continua, programmata e verificabile.
Serve un piano sistematico di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, bacino per bacino, che stabilisca con chiarezza responsabilità, priorità, tempi e controlli. E serve una cabina di regia capace di mettere insieme Regione, Agenzia, Autorità competenti e struttura commissariale, con il contributo di esperti di riconosciuta competenza, per stabilire le priorità sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche e non di logiche politiche.
Occorre inoltre un cronoprogramma pubblico che permetta a cittadini, amministratori e imprese di sapere quali opere sono state progettate, quali sono partite, quali sono concluse e quali risultati hanno prodotto.
La disponibilità dei privati, richiamata oggi da Marchesini, è preziosa. Imprese e cittadini possono mettere a disposizione idee, conoscenze e anche risorse. Ma non possono essere loro a sostituire il sistema pubblico nella cura e nella sicurezza del territorio.
La prevenzione non può cominciare quando arriveranno le prossime piogge. Deve cominciare oggi, dalla manutenzione ordinaria. Servono visione, competenza, responsabilità chiare e metodo.