Questa mattina in Commissione Sanità si è svolto un approfondimento sul comparto termale regionale, che costituisce un patrimonio sanitario, economico, occupazionale e turistico fondamentale, specialmente in alcune città dell’Emilia-Romagna.
Alle informative dell’assessore Fabi e dell’assessora Frisoni ha fatto seguito un’audizione degli operatori del settore, i quali hanno evidenziato le potenzialità del termalismo regionale, ma anche criticità che richiedono risposte concrete e immediate.
In Emilia-Romagna si concentra circa il 25% del sistema termale nazionale. La rete conta 25 centri, quattro dei quali non attivi, e comprende strutture essenziali per molti territori, soprattutto nelle aree collinari, montane e interne.
Dalle informative e dal confronto con gli operatori è emerso che il settore è in lieve ripresa (+3% di arrivi complessivi rispetto al 2024), ma non è ancora ai livelli precedenti alla pandemia.
La principale problematica riguarda il tetto di spesa per le prestazioni convenzionate. Le terme, infatti, non sono soltanto luoghi di benessere ma anche strutture sanitarie accreditate che erogano prestazioni per il Servizio sanitario nazionale, svolgendo attività di prevenzione, riabilitazione e idrokinesiterapia. Contribuiscono così a ridurre le patologie meno gravi e il ricorso agli ospedali.
Il tetto del 2025 è stato già superato e, secondo gli operatori, nel 2026 le risorse potrebbero esaurirsi tra settembre e ottobre. Da quel momento le strutture sarebbero costrette a interrompere le cure convenzionate, e ad offrire solo prestazioni il cui costo sarebbe interamente a carico dei cittadini.
La priorità è che la Regione riprenda subito il dialogo con gli attori di questo settore, nell’ottica di sottoscrivere un nuovo accordo per i prossimi tre anni, che riveda il tetto di spesa e garantisca stabilità a strutture, lavoratori e utenti. L’Accordo nazionale per le prestazioni termali 2025-2028 consente alle Regioni di aumentare fino al 5% il tetto per il 2026: l’Emilia-Romagna utilizzi questa possibilità.
Non si può ignorare poi che la riapertura delle strutture inattive e l’eventuale ingresso nel circuito di altri soggetti accreditati richiederanno risorse aggiuntive, un budget dedicato.
Per comprendere la gravità della situazione, basti osservare che mentre in Commissione si parlava del valore strategico del termalismo, il Consiglio comunale di Salsomaggiore Terme si riuniva in seduta straordinaria per discutere il futuro delle strutture cittadine, che senza un sostegno regionale rischiano la chiusura.
Al termine dell’audizione sono state anche votate due risoluzioni. È stata approvata solo quella del Partito Democratico, a prima firma Muzzarelli: un testo che contiene indicazioni, seppur condivisibili, su prevenzione, promozione della salute, ricerca, formazione dei medici e possibili bandi, ma niente di più. È stata invece bocciata la risoluzione di Fratelli d’Italia, sottoscritta anche da Rete Civica e Forza Italia, che chiedeva un Tavolo di crisi e rilancio, la riapertura dei centri non attivi, la semplificazione di concessioni e accreditamenti, l’adeguamento delle tariffe, il sostegno agli investimenti e, soprattutto, l’aumento del tetto di spesa.
È difficile comprendere perché la maggioranza abbia respinto proprio gli impegni più concreti richiesti dagli operatori. Non basta definire il termalismo un patrimonio comune. Non basta riconoscerne a parole il ruolo fondamentale se poi nei fatti non ci si impegna per tutelarlo. Questo atteggiamento della Giunta e della maggioranza che la sostiene, che ricorda il trattamento che la stessa sta già riservando al privato accreditato dell’ambito ospedaliero, lascia in condizioni precarie l’intero sistema termale regionale.
La Giunta convochi subito il COTER e gli altri rappresentanti del settore, apra la trattativa per un nuovo accordo triennale e aumenti il tetto di spesa per il 2026.
Difendere il termalismo significa tutelare la salute, il lavoro, le imprese e il futuro di molti territori dell’Emilia-Romagna. E significa anche accompagnare la sua evoluzione spontanea. Questo settore, infatti, nel tempo è passato dalla sola cura al benessere e alla prevenzione, integrandosi sempre più con il turismo e le attività del territorio. La Regione può sostenere questa mutazione a partire da una strategia di promozione e comunicazione capace di attrarre anche i giovani e valorizzare un potenziale ancora inespresso.