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Sanità. Fabi apre alla trasparenza sui conti dei singoli ospedali ma gli uffici non rispondono

29 Maggio

Il tema è molto semplice: i cittadini dell’Emilia-Romagna hanno il diritto di sapere come vengono utilizzate le risorse destinate alla sanità e quali risultati producano i singoli ospedali pubblici. Non basta conoscere il bilancio complessivo di un’Azienda sanitaria. Occorre poter capire, per ogni stabilimento ospedaliero, quali siano i costi, i ricavi e i volumi delle prestazioni ospedaliere e ambulatoriali erogate.

È quanto ho chiesto già il 18 febbraio scorso, con due distinte richieste di accesso agli atti relative a quattro ospedali a gestione diretta: l’Ospedale Maggiore “C.A. Pizzardi” e l’Ospedale civile di Bentivoglio, afferenti all’AUSL di Bologna; l’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia e l’Ospedale Franchini di Montecchio, afferenti all’AUSL di Reggio Emilia.

La risposta ricevuta dall’Assessorato è stata soltanto parziale: mi sono stati forniti i dati relativi ai costi (ad esempio il Maggiore nel 2024 ha sostenuto 253 milioni di costi), ma non le informazioni relative ai ricavi, al finanziamento e al valore della produzione dei singoli ospedali.

Nella lettera che mi hanno inviato, si sono giustificati dicendo che “non è possibile fornire un conto economico specifico dei singoli stabilimenti ospedalieri, che presupporrebbe l’attribuzione della quota parte dei ricavi, del finanziamento e più in generale del valore della produzione (che per definizione sono attribuiti a livello aziendale) ai singoli stabilimenti ospedalieri”. E poi precisavano che “il sistema di contabilità analitica rileva i costi per centro di costo articolati secondo l’organigramma aziendale con macroarticolazioni (Dipartimenti e Unità Operative Complesse) in parte direttamente riconducibili ad uno specifico stabilimento, in parte trasversali rispetto a più stabilimenti comportando un impiego di risorse comuni”.

Successivamente mi è stato comunicato che la documentazione richiesta era stata trasmessa alla Commissione Sanità in vista della seduta del 25 maggio. Ma, esaminati i documenti, le risposte alle mie domande continuano a non esserci.

Proprio durante quella Commissione, però, l’assessore Fabi ha riconosciuto la fondatezza della questione da me posta. Ha affermato che, attraverso la contabilità analitica e la struttura dei controlli di gestione, è possibile approfondire la distribuzione dei costi per stabilimento ospedaliero, dipartimento e singola unità operativa. Ha parlato di “massima trasparenza” e ha dichiarato che la Regione, già oggi a suo dire un “palazzo di vetro”, vuole rendere conoscibili anche le singole stanze.

Apprezzo questa apertura. Ma la trasparenza non può restare una dichiarazione resa in Commissione. Se davvero i dati possono essere ricavati attraverso la contabilità analitica, allora devono essere messi a disposizione di chi li richiede nell’esercizio delle proprie prerogative istituzionali. Una stanza non diventa trasparente perché lo si annuncia: diventa trasparente quando si aprono le porte e si mostrano i numeri.

Il recente studio dell’Istituto Bruno Leoni conferma la rilevanza del problema. Secondo il rapporto, in Emilia-Romagna solo il 22% della spesa ospedaliera è osservabile nei bilanci (la media nazionale è 24%). Infatti, conosciamo le entrate e le uscite solo delle cinque strutture pubbliche universitarie (Azienda Ospedaliera Universitaria (AOU) di Parma, AOU di Modena, AOU Sant’Orsola di Bologna, AOU Sant’Anna di Ferrara e l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna); per tutto il resto della rete ospedaliera pubblica (le AUSL) esistono dati aggregati, complessivi. In nessun caso però ci viene fornita una fotografia completa dei singoli stabilimenti ospedalieri: costi, ricavi, finanziamenti e volumi della produzione.

Non sto chiedendo un esercizio teorico né voglio fare una sterile battaglia contabile. Sto chiedendo di poter verificare come vengono impiegate risorse pubbliche enormi, quali ospedali producano di più e meglio, quali strutture presentino criticità e dove sia necessario intervenire. In un sistema sanitario alle prese con lunghe liste d’attesa, difficoltà di accesso alle cure e risorse inevitabilmente limitate, non conoscere questi dati significa non avere gli strumenti necessari per capire dove il servizio funzioni e dove, invece, sia necessario correggere scelte e impiego delle risorse.

La trasparenza non indebolisce il servizio sanitario regionale. Al contrario, è la condizione necessaria per migliorarlo e per restituire ai cittadini la fiducia che meritano.

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