Questa mattina, in Commissione Sanità, abbiamo esaminato la proposta di approvazione dei bilanci d’esercizio 2025 delle Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna. Le perdite complessive ammontano a oltre 118 milioni di euro, che la Regione provvederà a ripianare integralmente.
Non basta però prendere atto delle perdite e provvedere al loro ripiano. Dobbiamo rendere più leggibili i conti e condividere le informazioni necessarie a capire dove e come sia possibile migliorare. La questione non riguarda solo i bilanci d’esercizio esaminati oggi, ma più in generale la trasparenza dei dati economici del Servizio sanitario regionale.
Come si legge in un recente studio dell’Istituto Bruno Leoni, in Emilia-Romagna solo il 22% della spesa ospedaliera è osservabile nei bilanci (la media nazionale è 24%). Infatti, conosciamo le entrate e le uscite solo delle cinque strutture ospedaliere pubbliche dotate di bilancio autonomo, ovvero le Aziende ospedaliero-universitarie di Parma, Modena, Bologna e Ferrara e l’Istituto Ortopedico Rizzoli; per tutto il resto della rete ospedaliera pubblica (le AUSL) esistono dati aggregati, complessivi.
In nessun caso però ci viene fornita una fotografia precisa dei singoli stabilimenti ospedalieri: costi, ricavi, finanziamenti e volumi della produzione.
È una questione che avevo già posto formalmente ad aprile attraverso un articolo 30 con cui avevo chiesto il bilancio dell’Ospedale Maggiore di Bologna, che nel 2024 ha sostenuto costi per 253 milioni di euro. In quell’occasione mi era stato risposto che “non è possibile fornire un conto economico specifico dei singoli stabilimenti ospedalieri, che presupporrebbe l’attribuzione della quota parte dei ricavi, del finanziamento e più in generale del valore della produzione (che per definizione sono attribuiti a livello aziendale) ai singoli stabilimenti ospedalieri”.
E poi precisavano che “il sistema di contabilità analitica rileva i costi per centro di costo articolati secondo l’organigramma aziendale con macroarticolazioni (Dipartimenti e Unità Operative Complesse) in parte direttamente riconducibili ad uno specifico stabilimento, in parte trasversali rispetto a più stabilimenti comportando un impiego di risorse comuni”.
Per questo accolgo con soddisfazione l’apertura manifestata oggi dall’assessore Fabi, che nella sua risposta ha affermato che la struttura dei controlli di gestione può mettere a disposizione i dati che ho richiesto. È fondamentale poter disporre delle informazioni sui centri di costo e di ricavo e dei volumi di produzione per singoli stabilimenti ospedalieri, per dipartimenti e per singole unità operative.
Questa disponibilità rappresenta un passaggio significativo, che ora dovrà tradursi nella possibilità concreta di conoscere e valutare questi dati. Se esistono gli strumenti per ricostruire con maggiore precisione l’andamento delle singole strutture, è giusto metterli a disposizione del confronto istituzionale e utilizzarli per migliorare l’organizzazione del Servizio sanitario regionale.
La richiesta di trasparenza non dipende dal fatto che i bilanci oggi presentino una perdita. È una questione che avrei posto anche davanti a bilanci in pareggio o in positivo, perché per migliorare il Servizio sanitario regionale occorre innanzitutto conoscerne con precisione i punti di forza e le debolezze.
Lo stesso vale per altre voci decisive della sanità regionale, dalla medicina territoriale alla non autosufficienza: un quadro più trasparente della spesa consentirebbe di valutare meglio le scelte compiute e di lavorare con maggiore efficacia per migliorare i servizi.
La trasparenza non è un esercizio contabile: è la condizione per usare meglio le risorse pubbliche e garantire risposte più efficaci ai bisogni di cura dei cittadini. Un Servizio sanitario regionale più trasparente non è un servizio più debole. È un servizio più responsabile, più credibile e più capace di mettere davvero al centro le persone.