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Refezione scolastica a Bologna: l’ANAC conferma ciò che denunciavo da tempo

23 Gennaio

L’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) ha confermato ciò che avevo segnalato da tempo: il bando da 105 milioni di euro per la refezione scolastica del Comune di Bologna era irregolare. L’ANAC lo ha annullato criticando la scelta di un lotto unico che di fatto escludeva piccole e medie imprese. Di fatto basta vedere la storia di questo servizio sin dalla prima esternalizzazione, questa logica ha sempre favorito la partecipazione di una sola impresa.

È inaccettabile che venga affidata la refezione scolastica di tutte le scuole di Bologna a un’unica azienda, con un appalto di dimensioni enormi e una gestione totalmente centralizzata. Parliamo di un servizio che incide ogni giorno sulla vita dei bambini, sull’educazione alimentare, sulla qualità del tempo trascorso a scuola.

Su questo tema avevo già scritto un comunicato stampa, presentato un’interrogazione in Aula sugli appalti in Regione e avevo dedicato anche una puntata di 8 minuti con Elena Ugolini, senza che nulla venisse ripreso o affrontato nel merito. Purtroppo, sia nel comune di Bologna sia in Regione Emilia-Romagna, l’unico modo per farsi ascoltare è fare denunce.

Nel bando per la refezione scolastica avevo visto requisiti che restringevano in modo drastico la platea dei possibili partecipanti, a partire dall’obbligo di aver già prodotto due milioni e mezzo di pasti nella città di Bologna. Un criterio che, nei fatti, cuciva la gara su un unico soggetto e rendeva prevedibile ciò che poi è accaduto: il bando è andato deserto e si è proceduto con una proroga tecnica all’attuale gestore, per 18 milioni di euro.

Oggi l’ANAC dice chiaramente che quella procedura viola il Codice degli appalti, il principio di libera concorrenza e persino la libertà di iniziativa economica sancita dalla Costituzione. Lo confermano anche valutazioni tecniche indipendenti.

È un passaggio importante perché segna, finalmente, l’abbandono di una logica che negli anni ha fatto funzionare Bologna come se avesse uno “statuto speciale”, con bandi costruiti fuori scala e fuori mercato. Una logica che non riguarda solo la refezione scolastica: ho denunciato distorsioni analoghe anche in appalti della Regione Emilia-Romagna, come quello delle pulizie e sanificazioni di tutti gli enti civili, dove le dimensioni e i requisiti delle gare hanno finito per restringere artificialmente la concorrenza.

Non è un caso che Bologna sia oggi l’ultimo grande Comune italiano a mantenere la logica del lotto unico per la refezione scolastica, con importi stratosferici che non trovano riscontro in realtà urbane comparabili. In molte grandi città le gare sono suddivise in più lotti, favorendo pluralismo, controllo e qualità del servizio. Ad esempio, Torino e Genova non affidano l’intero sistema a un unico operatore, e questo non ha indebolito il servizio, anzi.

La bocciatura dell’ANAC può e deve diventare una spinta al cambiamento: l’occasione per ripensare la gara, suddividerla in più lotti e garantire più partecipazione, trasparenza e opportunità per tutti, per un servizio scolastico di qualità e accessibile. È giunta l’ora di costruire gare più eque e inclusive, nelle quali anche le piccole e medie imprese possano contribuire al benessere dei nostri bambini.

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