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L’assessora Conti vuole mettere a sistema tutte le attività estive e pre-scolastiche: bene. Ma la programmazione comprenda anche i progetti finanziati dal Governo

23 Settembre

Ho ascoltato con interesse la risposta dell’assessora Isabella Conti all’interpellanza della consigliera Valentina Castaldini, discussa oggi in Assemblea legislativa, sulla sperimentazione delle opportunità educative nelle due settimane che precedono l’inizio dell’anno scolastico.

È condivisibile l’obiettivo indicato dall’assessora di mettere a sistema le attività che, grazie alle risorse regionali, possono aiutare i genitori nella conciliazione tra vita e lavoro, costruendo un welfare che coinvolga la scuola come comunità educante e possa offrire un sostegno ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie durante tutto l’anno.

L’assessora Conti, nel delineare il quadro delle risorse, richiama i 10 milioni di euro destinati ai centri estivi, derivanti da risorse europee; i “potenziali 10 milioni” che spera di ricavare all’interno del bilancio regionale per rendere strutturale il progetto “Settembre Insieme”; e di altri 3 milioni che saranno stanziati per riproporre “Scuole Aperte”.

Se questa è la prospettiva, credo che la Giunta debba essere trasparente e dire che molte delle risorse regionali provengono dal Governo. Occorre, poi, compiere un passo ulteriore, per il bene delle famiglie, dei docenti e dei bambini: nella stessa programmazione devono essere considerate e raccordate, insieme alle scuole e agli enti locali, le attività che le scuole stanno già facendo, o hanno in programma, con le ingenti risorse che arrivano dal Governo sugli stessi obiettivi.

È un tema che abbiamo posto già nei mesi scorsi. Nel 2025 il Piano Estate del Ministero dell’Istruzione e del Merito ha assegnato alle scuole dell’Emilia-Romagna 22,5 milioni di euro per attività educative, sportive, artistiche e di socialità anche nei periodi di sospensione delle lezioni. Nello stesso anno, in Emilia-Romagna, sono arrivati 8,2 milioni di euro dal Dipartimento per le politiche della famiglia per centri estivi e attività socioeducative. Dal 2026, inoltre, il Fondo nazionale per le attività socio-educative a favore dei minori è diventato strutturale, con 60 milioni di euro all’anno destinati ai Comuni.

Mettere a sistema deve significare avere davanti il quadro complessivo delle risorse disponibili, regionali e nazionali, per evitare sovrapposizioni, individuare i bisogni ancora scoperti e utilizzare nel modo migliore ciò che già viene finanziato, valorizzando l’apporto di tutti.

È positivo, infine, che l’assessora abbia annunciato l’avvio di tavoli con insegnanti, famiglie ed enti del Terzo settore per valutare punti di forza e criticità della sperimentazione. Il coinvolgimento è essenziale se vogliamo costruire servizi che rispondano realmente alle esigenze di conciliazione di vita-lavoro delle famiglie.

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