Ho bocciato convintamente questo bilancio perché non possiamo accettare che, dopo gli sforzi fatti dal Governo per rafforzare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale (2,4 miliardi aggiuntivi per il 2026 e 2,65 miliardi annui dal 2027), l’Emilia-Romagna continui a prevedere un disavanzo strutturale di 200 milioni di euro all’anno in sanità, offrendo ai cittadini servizi sempre più fragili, liste d’attesa interminabili soprattutto sulla bassa complessità e forti divari territoriali.
Qui non siamo di fronte a un problema di risorse, ma di organizzazione, valorizzazione delle risorse professionali, produttività e mancanza di trasparenza sui costi reali delle singole unità operative. I dati Agenas parlano chiaro: la spesa pro capite per il personale sanitario in Emilia-Romagna è la seconda più alta tra le Regioni, 610,3 euro contro una media di 526,9 e i 518,8 del Veneto. Qual è il valore aggiunto che hanno portato i 39 milioni di euro spesi per i CAU? Non sarebbe stato meglio utilizzare quei fondi per aumentare il numero dei medici e del personale sanitario nei pronto soccorso? Perché non rendere più attrattive certe professioni attraverso una politica stipendiale e di welfare mirata? Perché il Veneto è più alto di noi nelle valutazioni AGENAS, spende di meno e, avendo un avanzo di bilancio positivo, riesce a fare politiche retributive diverse per il personale? Perché il costo di una giornata di degenza nell’Azienda ospedaliero-universitaria di Ferrara arriva a 649 euro, mentre in quella di Padova è di 476 euro? Perché a Padova si registrano 617 interventi annui per sala operatoria e a Ferrara sono 582? Andando nel dettaglio dei dati forniti da Agenas si vedono le stesse differenze, in termini di costi, produttività ed esiti, anche fra gli ospedali che fanno parte del nostro servizio sanitario regionale.
Abbiamo perso un anno. Dopo 12 mesi di governo, la Regione mette nero su bianco un buco di 200 milioni per i prossimi tre anni, ha ancora aperta una previsione di 645 milioni di buco prevista ad agosto per il 2025, senza indicare una vera riorganizzazione del sistema sanitario regionale, senza aver fatto una vera analisi dei costi, senza aver individuato dove si può migliorare e come si intende migliorare i servizi che vengono dati ai cittadini.
Un bilancio serio dovrebbe partire dalla trasparenza dei dati, dal confronto tra singole unità operative, dalla misurazione di costi e risultati. Questo bilancio rinuncia a governare il futuro e scarica il peso dell’inefficienza sui cittadini attraverso l’aumento delle tasse, che vengono confermate anche per i prossimi tre anni. Per questo il mio voto è stato nettamente contrario: occorre un cambiamento radicale in termini di visione, competenza e merito.