Con l’introduzione del buono scuola a livello nazionale, pochi giorni fa, dopo 25 anni dall’approvazione della legge di parità scolastica voluta da Luigi Berlinguer, si inizia a dare concretezza al diritto che le famiglie hanno di poter scegliere la scuola per i propri figli, senza discriminazioni sulla base del reddito.
La legge del 2000 di Berlinguer, infatti, è quella che istituisce in Italia il sistema nazionale di istruzione, formato da scuole gestite direttamente dallo Stato, dagli enti locali o da enti privati, e sancisce in modo chiaro che anche le scuole paritarie, se rispettano certi criteri, svolgono un servizio pubblico.
La norma recentemente approvata introduce un buono scuola di 1.500 euro l’anno per le famiglie che scelgono di iscrivere i figli in una scuola paritaria e hanno un reddito ISEE sotto i 30.000 euro. La condizione è che siano scuole che applicano una retta inferiore al costo standard medio per studente sostenuto dallo Stato (per il 2025, ad esempio, per le scuole superiori il costo medio di uno studente nello Stato – CMS – è di 7.532 euro l’anno).
È un primo riconoscimento per i 690.000 studenti che in Italia frequentano le scuole paritarie e sono costretti a pagare la scuola due volte: quella statale, che non frequentano, e quella paritaria, che hanno legittimamente deciso di scegliere. È un passo di giustizia ed equità, con l’obiettivo di dare a tutti le stesse opportunità e di migliorare il sistema nazionale di istruzione nel suo complesso.
Ora non siamo più l’unica nazione europea, insieme alla Grecia, che negava di fatto questa possibilità di scelta educativa.
Anche la Regione Emilia-Romagna, come accade in altre regioni, dovrebbe fare la sua parte, visto che l’aiuto alle famiglie per il pagamento della retta scolastica si ferma ai bambini iscritti al nido e utilizza risorse che provengono dai fondi nazionali della legge 0-6 e da fondi europei per la conciliazione vita-lavoro. Fondi che vengono tutti concentrati sulla fascia 0-3.
Ora occorre fare un passo anche a livello regionale per dare le stesse opportunità ai 68.000 studenti della nostra regione che frequentano scuole paritarie, perché non esiste alcun aiuto da parte della Regione dopo i 3 anni.