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Alluvione. Bene il lavoro sull’emergenza ma sulla manutenzione ordinaria serve un cambio di metodo

14 Ottobre

L’incontro di questa mattina in Regione ha ricordato con immagini, fatti, racconti e testimonianze quanto sia stato prezioso il contributo dell’Esercito, delle Forze dell’ordine, dei Vigili del fuoco, della Protezione civile e dei tanti volontari durante le alluvioni del 2023 e del 2024. Donne e uomini che hanno messo competenze, mezzi e professionalità al servizio dei cittadini, lavorando fianco a fianco nelle situazioni più difficili. A chi continua ad agitare lo spettro della “militarizzazione delle scuole” vorrei ricordare questo volto delle Forze armate e delle Forze dell’ordine: il volto di persone preparate a intervenire, quando una comunità è in difficoltà. Esempi che meriterebbero di essere conosciuti anche dai nostri ragazzi.

Positivo anche il lavoro del commissario Fabrizio Curcio, che ha aiutato a costruire un percorso di collaborazione tra il Governo e Regione sull’opera di ricostruzione.

Rimane aperta una domanda sulla capacità della nostra Regione di impostare in modo diverso la manutenzione ordinaria dei fiumi e dei corsi d’acqua per evitare che si ripetano quelle condizioni che hanno reso ancora più fragile e vulnerabile il nostro territorio. Le alluvioni del 2023 e del 2024 hanno trovato dei fiumi e dei corsi d’acqua con una portata ridotta al 30%. La Regione ha impostato una nuova modalità per la manutenzione ordinaria del territorio? Se non siamo noi a fare una manutenzione costante, prima o poi sarà la natura a farla, ma in modo traumatico, con danni ben più gravi. E non basta intervenire sui grandi fiumi: bisogna prendersi cura dell’intero territorio, dai piccoli corsi d’acqua a monte fino alla pianura. Anche tanti interventi apparentemente modesti, se programmati e realizzati con continuità, possono fare una grande differenza. Guardiamo con umiltà anche alle esperienze di altre regioni, per capire che cosa possiamo imparare.

Rimane aperta un’altra domanda, sull’uso del miliardo che arriverà dal governo per la messa in sicurezza del territorio. De Pascale ha annunciato che entro il 30 ottobre saranno individuati i primi 470 milioni di interventi. Sulla base di quali criteri saranno stabilite le priorità? Non tutte le opere hanno la stessa efficacia e proprio per questo continuo a chiedere una cabina di regia che coinvolga esperti indipendenti, con valutazioni tecnico-scientifiche trasparenti.

La ricostruzione deve andare avanti, ma non possiamo limitarci a rattoppare ciò che si è rotto. Dobbiamo passare dalla rincorsa alle emergenze alla cura sistematica del territorio.

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