Mercoledì 19 agosto, poco prima delle 19, Piazza Verdi è stata ancora una volta teatro di violenza. Secondo le prime ricostruzioni, un giovane somalo di 23 anni è stato accerchiato da quattro persone, probabilmente connazionali, armate di coltelli e cocci di bottiglia, ed è rimasto ferito al volto.
Ci stupiamo di quello che è successo, ma solo due mesi fa, nella stessa piazza, un’assemblea pubblica sul futuro della zona era degenerata in accerchiamenti, intimidazioni e violenza. Si trattava di un episodio di natura completamente diversa, ma il problema di fondo resta: ci sono zone della nostra città che per troppo tempo sono state lasciate a loro stesse e nelle quali qualcuno continua a pensare di poter vivere al di fuori delle regole comuni.
Intanto qualcosa sta cambiando. Il Governo ha rafforzato la presenza delle Forze dell’ordine e i risultati si vedono: nei primi mesi del 2026 a Bologna furti e rapine sono diminuiti tra l’11 e il 14%. Nelle zone rosse, fino al 31 maggio, i reati complessivi sono diminuiti di oltre il 30%, i furti del 51,3% e le rapine del 54,7%. È un lavoro enorme, per il quale dobbiamo essere grati a chi ogni giorno presidia le nostre strade.
Ma il calo dei reati non può farci considerare accettabili episodi come quello di mercoledì. Alle sette di sera, nel cuore della zona universitaria, vedere un gruppo di persone affrontarsi con coltelli e bottiglie non può diventare parte della normalità. La sicurezza si costruisce prima che la violenza esploda, attraverso il presidio del territorio, la prevenzione e la capacità di intervenire sulle situazioni di maggiore criticità.
C’è una questione di integrazione che va affrontata con serietà, senza generalizzazioni e guardando i dati. I più recenti mostrano che nel 2024, nella Città metropolitana di Bologna, 8.911 delle 19.036 persone arrestate o denunciate erano straniere: il 47%. La quota saliva al 60% nei furti, al 63% nelle rapine e al 69,5% nei reati legati agli stupefacenti.
Di fronte a episodi come quello di mercoledì è necessario fare luce sull’identità delle persone coinvolte: se sono regolarmente presenti in Italia, se hanno precedenti penali o di polizia, se erano già conosciute dalle Forze dell’ordine e, quando ne ricorrono le condizioni, se siano stati attivati gli strumenti previsti per l’allontanamento.
Integrare significa offrire opportunità reali di lavoro, formazione e partecipazione alla vita della comunità e, allo stesso tempo, chiedere il rispetto delle leggi e delle persone. È giusto distinguere chi arriva in Italia, lavora, rispetta le regole e costruisce qui la propria vita da chi quelle regole le viola sistematicamente.
La sicurezza richiede una responsabilità condivisa. Comune, Prefettura, Regione, Forze dell’ordine e tutte le istituzioni competenti devono lavorare insieme sulla prevenzione, sul disagio sociale, sullo spaccio, sulla cura degli spazi e sull’integrazione, con progetti concreti e obiettivi verificabili.
Piazza Verdi merita un impegno particolare. Il percorso avviato per restituirla agli studenti, ai residenti e alla città va preservato, incentivato e rafforzato. La sfida è trasformare una piazza troppo spesso associata a degrado e violenza nel simbolo della capacità di Bologna di riconquistare i propri spazi.