Escludere il Ministero dell’Università e della Ricerca dal Patto per lo sviluppo del Tecnopolo DAMA è un autogol. Parliamo di un’infrastruttura che non sarebbe mai nata senza il contributo determinante dello Stato.
Dei 63 milioni di euro investiti per il Data Centre del Centro europeo per le previsioni meteorologiche, 43,5 milioni sono stati finanziati dal Ministero. Il Ministero contribuisce inoltre ogni anno al funzionamento del Centro con circa 10,5 milioni di euro. A queste risorse si aggiungono i 120 milioni di euro investiti dallo Stato per il supercomputer Leonardo.
Non si comprende poi per quale motivo sia stata istituita una nuova cabina di regia. Esiste già un Comitato Stato-Regione per il coordinamento del progetto strategico sul supercalcolo da realizzare all’interno del Tecnopolo, del quale fa parte il Ministero e che risulta ancora formalmente vigente. Perché si continuano a moltiplicare organismi invece di tentare di far funzionare quelli che già esistono?
La contraddizione è ancora più evidente se si considera che il Comune indica tra gli obiettivi della nuova governance quello di trovare risorse e che la Regione rivendica la necessità di garantire il protagonismo di Bologna e dell’Emilia-Romagna. Il Tecnopolo non ha bisogno di nuovi protagonismi istituzionali: ha bisogno della collaborazione tra tutti i soggetti che lo hanno costruito e finanziato. Non si può cercare il dialogo con Cassa depositi e prestiti, chiedere al Governo di accelerare sull’Università delle Nazioni Unite e contemporaneamente lasciare fuori il Ministero dell’Università e della Ricerca.
Il DAMA può diventare un motore straordinario di ricerca, innovazione e crescita per Bologna e per tutta l’Emilia-Romagna, ma soltanto se viene inserito in una strategia nazionale e internazionale. Altrimenti continueremo ad avere una Ferrari e a usarla come una 500.