Oggi, nella nostra Regione, si è persa un’occasione importante per promuovere e valorizzare la legge che disciplina la partecipazione gestionale, economica e finanziaria, organizzativa e consultiva dei lavoratori alla gestione, all’organizzazione, ai profitti, ai risultati e alla proprietà delle aziende.
È paradossale: la maggioranza che governa l’Emilia-Romagna ha votato contro la nostra risoluzione con cui chiedevamo alla Giunta di impegnarsi a promuovere una legge che realizza l’articolo 46 della Costituzione.
Parliamo della legge 76 (“Disposizioni per la partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili delle imprese”), approvata a maggio dello scorso anno sulla base di un progetto di iniziativa popolare promosso dalla CISL e sottoscritto da 400.000 persone. Sono solo 8 le leggi di iniziativa popolare approvate nella storia della Repubblica e dovremmo essere fieri, soprattutto in questa Regione, che attraverso una legge di iniziativa popolare si possa promuovere concretamente, nel nostro Paese, il protagonismo dei lavoratori nelle aziende.
Le cose purtroppo sono andate diversamente.
Il consigliere Castellari, che ha presentato a nome della maggioranza, all’inizio della Commissione Attività produttive, una risoluzione alternativa alla nostra, ha criticato la legge, ha ribadito la centralità dell’identità emiliano-romagnola sul tema del lavoro e ha chiesto alla Giunta di impegnarsi su tre punti generici, prescindendo dalla legge, con il semplice obiettivo di “salvare la faccia” per aver deciso di andare contro richieste concrete, contenute nella nostra risoluzione, per il bene dei lavoratori.
Non ci sono state “improduttive schermaglie politiche”, come chiedeva giustamente la CISL regionale in un comunicato del 23 aprile. Abbiamo semplicemente assistito al mancato riconoscimento del valore di questa legge e sperimentato l’impossibilità di un lavoro comune, visto che abbiamo ascoltato per la prima volta il testo della risoluzione alternativa proposta dalla maggioranza oggi pomeriggio e non c’è stata nessuna possibilità di interlocuzione.
Se ci fosse stata l’intenzione di trovare un testo bipartisan sulla partecipazione dei lavoratori alle imprese e alle filiere, saremmo dovuti rimanere, in modo non ideologico, sul merito della legge. E questo non è stato fatto.
È un ulteriore episodio che conferma la realtà di una Regione considerata proprietà esclusiva di una parte, anche quando a tema ci sono principi e idee che, per storia e identità, dovrebbero interessarle.