Le preoccupazioni espresse da Giovanni Trombetti, presidente di Federalberghi Bologna, meritano attenzione. Bologna non vive soltanto di turismo leisure: fiere, congressi e turismo d’affari sono una componente importante della sua attrattività. Un ulteriore aumento della tassa di soggiorno rischia quindi di pesare non soltanto sugli alberghi, ma su una filiera molto più ampia che comprende ristorazione, commercio, trasporti e servizi. È un rischio che, prima di aumentare ancora i costi per i turisti, credo vada considerato seriamente.
Per questo non condivido la proposta del sindaco Lepore di portare la tassa a 10 euro prendendo Firenze come riferimento, dove peraltro l’imposta a 10 euro vale solo per alberghi a 5 stelle (e nel nostro capoluogo c’è un solo albergo 5 stelle).
Nel 2025 l’imposta di soggiorno ha portato 23,5 milioni di euro nelle casse del Comune di Bologna, il 43% in più rispetto ai 16,4 milioni del 2024, mentre i pernottamenti sono cresciuti del 7%, raggiungendo quota 4.876.947. Lo stesso Comune ricorda che l’incremento del gettito è dovuto anche all’aumento delle tariffe entrato in vigore nell’aprile 2025.
Prima di aumentare ancora la tassazione, ritengo che si debbano utilizzare diversamente e meglio le risorse attuali, che devono essere destinate con più coraggio a ciò che migliora direttamente l’accoglienza e l’attrattività: più pulizia e decoro, illuminazione e verde, maggiore cura degli spazi pubblici, più promozione turistica e grandi eventi culturali, musicali e sportivi capaci di richiamare visitatori durante tutto l’anno e di farli rimanere più giorni.
Inoltre, se si vuole prendere Firenze come riferimento, il confronto va fatto fino in fondo. Firenze prevede nel 2026 84,93 milioni di euro di imposta di soggiorno così suddivisi: quasi 38,8 milioni sono destinati al trasporto pubblico locale, 17,2 milioni alla fruizione dei beni culturali e ambientali e 2,34 milioni ai servizi di informazione e promozione turistico-congressuale, oltre alle risorse per patrimonio e verde. Non basta quindi guardare a quanto si può far pagare un turista: conta anche come le risorse vengono reinvestite.
C’è infine un tema che riguarda tutta l’Emilia-Romagna. I dati Istat 2025 mostrano che oggi è sesta per peso delle presenze turistiche nazionali, mentre storicamente occupava posizioni di assoluto vertice. Nel 2025 abbiamo registrato 44,17 milioni di presenze, delle quali 14,1 milioni straniere: circa il 32%. In Veneto le presenze sono state 74,16 milioni, di cui 52,41 milioni straniere: oltre il 70%. Istat evidenzia anche come nel lungo periodo il peso dell’Emilia-Romagna sul turismo italiano si sia sensibilmente ridotto.
È questa, a mio avviso, la sfida su cui concentrarsi: rendere l’Emilia-Romagna più attrattiva, più internazionale e più competitiva, e fare in modo che chi arriva rimanga più a lungo e trovi città e territori sempre più curati. Il turismo va coltivato e fatto crescere, non scoraggiato.