News e
rassegna stampa

Sicurezza. Più forze dell’ordine, luci e videosorveglianza. Ma chi si prende cura dei senza fissa dimora con disturbi psichiatrici?

9 Gennaio

La morte di Alessandro, giovane capotreno di 34 anni ucciso con una coltellata sul luogo di lavoro, alla stazione di Bologna Centrale, è una tragedia che non ci può lasciare indifferenti.

L’uomo che lo ha ucciso è un cittadino croato, con numerosi precedenti e dal 23 dicembre era destinatario di un ordine di allontanamento dal territorio nazionale: avrebbe dovuto lasciare l’Italia entro il 3 gennaio. Non lo ha fatto. Anche perché la direttiva europea in materia di libera circolazione dei cittadini comunitari stabilisce che l’ordine di allontanamento non può essere immediatamente coattivo, salvo casi eccezionali. Quindi se una persona straniera originaria di uno Stato dell’Unione Europea riceve un ordine di allontanamento dal nostro territorio nazionale, a differenza di un extracomunitario, non viene accompagnata forzatamente alla frontiera. E nemmeno la mancata ottemperanza fa scattare da sola il rimpatrio forzato: serve un nuovo provvedimento con motivazione rafforzata basato sulla pericolosità attuale, non la storia passata. L’ordine di rimpatrio in tanti casi è quindi poco più di un semplice invito a lasciare l’Italia.

Intervenire sul quadro normativo è complicato e richiederebbe una revisione a livello europeo; nel frattempo è però doveroso rendere più sicura la città, specialmente nelle zone più critiche. Con presidi di polizia, carabinieri ed esercito e con più luci e videosorveglianza. Colpisce che, solo dopo questa tragedia, anche la sinistra parli della necessità di rafforzare le forze dell’ordine e di usare strumenti tecnologici per la sicurezza. Ma servono coerenza e memoria. Perché il sindaco Matteo Lepore, che oggi attribuisce tutte le responsabilità al Governo, si è opposto negli anni a quasi tutte le proposte del ministro Matteo Piantedosi per contrastare degrado e criminalità a Bologna? No all’istituzione di nuove zone rosse, no al CPR per gli spacciatori stranieri, no al taser alle forze di polizia locale. In Regione, inoltre, la maggioranza ha bocciato una risoluzione per aumentare le telecamere di videosorveglianza, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale, strumenti che avrebbero reso più efficace la sicurezza delle strade e dei quartieri.

Non si può poi chiedere un potenziamento delle forze dell’ordine e al contempo costruire un clima di diffidenza nei confronti delle stesse. Questo intento, proprio di chi amministra la città, traspare dal rifiuto di realizzare il corso di filosofia per i militari all’Università di Bologna e dalle recenti dichiarazioni dell’assessore alla Scuola del Comune di Bologna, Daniele Ara, il quale ha raccontato che gli organismi militari vorrebbero dialogare direttamente con le giovani generazioni, spesso chiedono di poter fare attività nelle scuole, ma a suo avviso serve un filtro. È un messaggio sbagliato, che indebolisce l’idea stessa di legalità.

Infine, questa tragedia richiama con forza il tema delle persone senza fissa dimora con disturbi psichiatrici lasciate completamente a loro stesse. Una persona con precedenti, che gira armata di coltello e manifesta comportamenti violenti, non è semplicemente un senzatetto: è una persona che rappresenta un rischio concreto. Qui la responsabilità ricade sui servizi sociali comunali e sul servizio sanitario regionale, che devono farsi carico di queste situazioni. Lasciare persone fragili e instabili a vivere per strada, senza alcun controllo e senza presa in carico, non è inclusione: è abbandono. E l’abbandono, come dimostrano i fatti, può avere conseguenze drammatiche.

IL TUO CONTRIBUTO è fondamentale

Sostieni la campagna con una donazione