Che la sanità debba essere una priorità e abbia bisogno di risorse adeguate è fuori discussione. Lo sa bene anche il Governo Meloni, che nel 2026, con il massimo impegno, ha portato il finanziamento complessivo del Fondo sanitario nazionale a quota 142,9 miliardi di euro, segnando un aumento di oltre 6,3 miliardi di euro rispetto al 2025.
Ma il sistema sanitario non può diventare un pozzo senza fondo come propone De Pascale. Il presidente della Regione chiede infatti altri 5 miliardi al Governo Meloni nel 2027 e promette che, se, come si augura, andrà al governo il centrosinistra, si potrà arrivare a un aumento di 20 miliardi di euro. Perché non è stato fatto questo dai precedenti governi di centrosinistra? Da dove pensa che possano arrivare queste risorse? Come pensa di produrre la ricchezza necessaria per finanziare un aumento di queste dimensioni?
Prima di discutere soltanto di quanti miliardi in più servano, la Regione dovrebbe fare quello che dipende dalla sua gestione, spiegando come intende utilizzare al meglio i fondi che ha già a disposizione (nel 2025 sono stati oltre 10 miliardi di euro sui 14 del bilancio complessivo della Regione).
Ogni risorsa aggiuntiva dovrebbe servire a migliorare concretamente i servizi, ridurre le liste d’attesa, valorizzare il personale e allargare la presa in carico delle persone non autosufficienti. Non può essere utilizzata per coprire disavanzi e inefficienze.
In Emilia-Romagna solo il 22% della spesa ospedaliera è osservabile nei bilanci. Conosciamo entrate e uscite delle cinque strutture ospedaliere universitarie dotate di bilancio autonomo, mentre per gli ospedali che fanno capo alle AUSL abbiamo soltanto dati aggregati. Lo abbiamo verificato direttamente: quando ho chiesto il conto economico di quattro ospedali della nostra Regione, mi è stato risposto che non era possibile fornirlo. Dell’Ospedale Maggiore di Bologna, per esempio, sappiamo che nel 2024 sono stati sostenuti 253 milioni di euro di costi, ma non possiamo conoscere ricavi, finanziamento e valore della produzione riferiti al singolo stabilimento. Una Regione in cui quasi quattro quinti della spesa ospedaliera non sono leggibili per singolo ospedale è una Regione che nemmeno si è data gli strumenti necessari per capire dove intervenire, individuare le inefficienze, valorizzare le esperienze virtuose e razionalizzare la spesa.
Il confronto con il Veneto continua poi a porci una domanda scomoda ma necessaria: con una popolazione comparabile riesce a garantire livelli di assistenza elevati mantenendo i conti in ordine, mentre il Servizio sanitario dell’Emilia-Romagna ha chiuso il 2025 con un disavanzo di quasi 118 milioni di euro.