A distanza di tre anni dall’alluvione del 2023 troppe persone attendono ancora il sostegno della Regione Emilia-Romagna per interventi di “microsicurezza” necessari per proteggere la propria casa o attività da nuove alluvioni come paratie, valvole di non ritorno e pompe di sollevamento acque. Parliamo di risorse che provengono dai 49 milioni di euro raccolti attraverso le donazioni a sostegno delle popolazioni colpite: fondi nati dalla solidarietà di cittadini e imprese che devono tradursi rapidamente in ristori concreti, non restare bloccati tra ritardi e attese senza fine.
Secondo i dati diffusi da Mauro Mazzotti, Presidente del Comitato alluvionati e franati del Cesenate, la Regione avrebbe liquidato appena 476 contributi a fronte di oltre 4.700 domande, presentate dai cittadini tra ottobre 2024 e gennaio 2025, per l’acquisto e l’installazione di questi dispositivi di protezione. Numeri allarmanti che, se confermati, descrivono un ritmo insostenibile: così servirebbero altri quattro anni per soddisfare tutte le richieste, con il rischio di trascinare l’iter fino al 2030. Inaccettabile.
Ho deciso quindi di presentare una nuova interrogazione alla Giunta regionale per verificare se questi numeri siano corretti e per conoscere con precisione quanti contributi siano stati effettivamente erogati, quanti siano ancora fermi e per quali motivi.
Già il 28 luglio scorso, con un’interrogazione, avevo segnalato l’estrema lentezza delle procedure che stava provocando forti disagi tra gli alluvionati: il bando era stato pubblicato fuori tempo massimo e, dalla scadenza di gennaio 2025 alle prime accettazioni, erano trascorsi altri cinque mesi. In quell’occasione avevo chiesto un monitoraggio pubblico e trasparente dello stato di avanzamento delle erogazioni, insieme a strumenti straordinari per accelerare rendicontazioni e pagamenti.
Avevo ricevuto risposta dalla sottosegretaria alla Presidenza, Manuela Rontini, solo ad ottobre: in quel testo affermava che erano state ammesse e finanziate oltre 4.400 domande, per un totale di 12,5 milioni di euro; altre 850 erano da integrare. Oltre il 40% delle domande aveva richiesto ulteriori passaggi istruttori, e questo aveva allungato l’iter.
Oggi però sono passati quattro mesi da quella replica e la situazione sembra invariata.
La Regione non può continuare ad incensarsi e poi dimostrarsi così lenta nella risoluzione dei problemi. Occorre mettere al primo posto i cittadini: persone che, dopo quello che hanno subito, hanno già anticipato spese importanti per proteggersi da nuove alluvioni, e dinanzi a questi ritardi si sentono abbandonati. La Giunta dica chiaramente a che punto siamo, comunichi i dati reali dei pagamenti e intervenga subito per aumentare la capacità di istruttoria e di erogazione. Perché il tempo delle promesse è finito: adesso devono arrivare i contributi.