Le parole della Consulta della disabilità di Bologna sono gravissime e dimostrano ancora una volta la distanza tra gli annunci dell’amministrazione comunale e la realtà delle politiche che vengono concretamente realizzate in città.
Non è possibile che dopo cinque anni la Consulta continui a denunciare di essere ignorata sulle questioni più importanti e che, su un tema cruciale come la libertà di movimento, le persone con disabilità si trovino ancora a dover chiedere di essere ascoltate. Se i lavori del tram hanno prodotto, secondo la Consulta, un peggioramento dell’accessibilità in diverse strade, allora è evidente che qualcosa nelle scelte dell’amministrazione non ha funzionato.
A questo si aggiunge un problema che riguarda anche chi vorrebbe raggiungere Bologna dai comuni della provincia: gli autobus extraurbani non sono accessibili alle persone con disabilità e le relative fermate non garantiscono condizioni di accessibilità adeguate. Anche nel trasporto urbano le fermate accessibili non risultano sempre chiaramente segnalate. A mio parere dovrebbero esserlo tutte, perché l’accessibilità non può essere un’eccezione da individuare ogni volta, ma deve essere una caratteristica ordinaria del servizio pubblico.
Quello che emerge è anche un tratto ideologico di una certa idea di mobilità: una mobilità pensata a senso unico, per alcuni utenti e per alcune categorie di cittadini, mentre gli altri vengono semplicemente dimenticati. Una città non può essere considerata moderna perché inaugura nuovi progetti o organizza eventi sulla mobilità se poi nella vita quotidiana una persona con disabilità incontra ostacoli che ne limitano concretamente l’autonomia. L’inclusione deve essere una verifica concreta che accompagna ogni scelta, dalla progettazione delle strade al trasporto pubblico, dai taxi alla gestione degli spazi e dei parcheggi. Per questo l’amministrazione dovrebbe spiegare con chiarezza e senza ambiguità quali siano le condizioni di accessibilità delle fermate del tram, quali fermate siano effettivamente accessibili, quali percorsi consentano di raggiungerle e quali eventuali criticità siano ancora presenti. Non bastano annunci generici sull’accessibilità: servono informazioni precise, verificabili e comprensibili per chi deve utilizzare il servizio.
Bologna ha bisogno di un cambio di passo e soprattutto di metodo: ascoltare davvero chi vive ogni giorno le difficoltà della disabilità e costruire politiche di mobilità che tengano conto concretamente delle esigenze di tutti. Se una persona con disabilità non può prendere un autobus extraurbano per venire a Bologna, non riesce a capire quali fermate urbane siano accessibili o non ha informazioni chiare sull’accessibilità delle fermate del tram, quella persona non è realmente libera di muoversi. L’uguaglianza non significa trattare tutti allo stesso modo ignorando le differenze, ma garantire a ciascuno la possibilità di vivere e muoversi nella propria città con la stessa libertà e autonomia. Questa è l’inclusione vera che Bologna deve perseguire.