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Maltempo, serve più prevenzione e meno propaganda. La Regione sostenga le proposte dei cittadini

2 Luglio

Ancora una volta è bastato un temporale, peraltro previsto da giorni, per mandare in crisi Bologna. Ogni volta assistiamo allo stesso copione: grande enfasi sugli allarmi meteo, conferenze, comunicazione e autocelebrazione della macchina organizzativa. Poi, quando arriva la pioggia, emergono strade allagate, sottopassi chiusi, alberi caduti e una città in difficoltà. Il problema non è la comunicazione dell’emergenza, ma l’incapacità di trasformare la prevenzione in risultati concreti. Se il clima cambia, devono cambiare anche la manutenzione, la programmazione e la capacità di governare il territorio.

Da troppo tempo si rincorre il disastro invece di prevenirlo. L’amministrazione sembra concentrare energie e risorse su grandi opere e progetti simbolo, mentre vengono trascurate quelle attività quotidiane che sono il primo dovere di chi governa: la manutenzione di fossi, rii e caditoie, la pulizia della rete di scolo, la cura del verde, il monitoraggio delle criticità e l’ascolto dei cittadini. Una buona amministrazione dovrebbe comportarsi come un buon padre di famiglia: quando le risorse sono limitate, si interviene prima sulle necessità essenziali e solo dopo su ciò che può attendere.

Esistono anche proposte concrete che meritano attenzione. Penso al progetto ‘Acque Sicure’, elaborato dal Gruppo Tecnico di Comicolli e promosso dal Comitato per la tutela dei Colli Bolognesi, che affronta il problema con una visione complessiva: manutenzione programmata della rete idrica superficiale, gestione integrata delle acque meteoriche, interventi per rallentare e trattenere le acque a monte, coinvolgimento dei residenti e incentivi per chi contribuisce alla cura del territorio. Un approccio che mette al centro la prevenzione anziché limitarsi a gestire le conseguenze.

Come consigliera regionale mi impegnerò affinché queste proposte vengano approfondite e portate all’attenzione della Regione Emilia-Romagna. Il cambiamento climatico non può diventare l’alibi per giustificare ogni disservizio. Al contrario, deve spingerci a pianificare meglio, ad ascoltare chi conosce il territorio e a investire nella manutenzione e nella prevenzione. È questa la vera resilienza che i cittadini si aspettano dalle istituzioni.

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