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Linee di programmazione e finanziamento delle AUSL 2026. La nota dei capigruppo di centrodestra

31 Marzo

Questa mattina in Commissione Sanità sono state discusse le Linee di programmazione e finanziamento delle Aziende del Servizio sanitario regionale per l’anno 2026, un atto fondamentale per il funzionamento della sanità emiliano-romagnola. Proprio per questo colpisce ancora di più il ritardo con cui la Giunta lo porta all’esame della Commissione Sanità. Un ritardo grave e ingiustificabile, se si considera la sua complessità e l’impatto che produce sul funzionamento delle Ausl e, di conseguenza, sulle prestazioni offerte ai cittadini.

L’assessore ha dichiarato che i tempi si sono ridotti rispetto al 2025 in cui questo documento è stato pubblicato il 17 giugno 2025: ma com’è possibile che le singole Asl riescano a programmare per il 2026, quando siamo già a metà anno?

Non è vero che l’Emilia-Romagna è sempre la prima. La vicina Lombardia lo approva ogni anno entro il 31 dicembre dell’anno precedente.

Addirittura, nel documento sono presenti obiettivi collegati a scadenze europee fissate al 31 marzo 2026, cioè oggi stesso. Questo significa che la Regione discute un atto che contiene target già in scadenza nel momento stesso in cui viene esaminato. È un fatto singolare e politicamente molto rilevante, che conferma una scarsa programmazione della sanità regionale.

La buona notizia viene da Roma. Sale il livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale: da 136,515 a 142,89 miliardi di euro, cioè 6,348 miliardi in più rispetto al 2025, pari a un incremento del 4,6%. Il documento fissa il quadro di programmazione della sanità regionale per il 2026 e prevede un aumento del finanziamento del Servizio sanitario regionale rispetto al 2025: da 9,908 miliardi di euro del 2025 a 10,257 miliardi.

C’è un aumento delle risorse, ma come vengono spese? Per evitare tagli lineari occorre capire quanto costa effettivamente il servizio, ogni singolo servizio. Senza questo, è impossibile migliorare l’efficienza, l’efficacia della spesa e la produttività, per mettere veramente al centro il paziente. Ma come farlo? Dal 1992 con l’aziendalizzazione del servizio sanitario i bilanci degli ospedali sono inglobati all’interno delle ASL. In Emilia-Romagna esistono bilanci specifici solo degli ospedali universitari, in quanto hanno personalità giuridica, tutti gli altri ospedali, anche stabilimenti molto grandi come l’Ospedale Maggiore di Bologna, non hanno un bilancio separato. Com’è possibile avere un’analisi della spesa per destinazione, rendersi conto di dove ci sono le criticità e dei margini di miglioramento? A questa precisa domanda, la struttura tecnica dell’assessorato ha risposto che esiste una contabilità economico-patrimoniale dal 1994 e che è possibile avere l’analisi dei costi dettagliata per singolo stabilimento, ma non delle entrate perché possono essere spalmate su voci troppo diverse dell’unico e indistinto bilancio dell’ASL di Bologna. In Emilia-Romagna gli ospedali universitari pesano per un quinto sul totale degli stabilimenti. Significa che per quattro quinti della spesa ospedaliera non abbiamo questi dati disaggregati.

L’altra buona notizia è che a partire da quest’anno si adotta la contabilità ACCRUAL, richiesta dal PNRR. Prendiamo atto con favore del fatto che venga chiesto alle Aziende sanitarie di utilizzare un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale, che può favorire il controllo della spesa e un miglioramento della produttività. Questo dovrebbe condurre a una maggiore trasparenza, a una più seria leggibilità dei bilanci aziendali e alla possibilità di valutazione delle performance.

L’assessorato ha confermato che entro il 30 giugno 2026 consegnerà gli schemi di bilancio riclassificati secondo questa nuova impostazione. Speriamo che riescano a trovare il tempo di restituirci anche i bilanci dei singoli stabilimenti ospedalieri.

Nelle linee programmatiche, come sempre, si affronta il tema della valutazione dei direttori generali e dei commissari straordinari, che è strettamente connessa al raggiungimento degli obiettivi fissati dalla programmazione regionale. È importante ribadire che i compensi variabili e l’indennità di risultato vengono collegati sia alla sostenibilità economica sia alla capacità di garantire i LEA e di incidere sui tempi di attesa. E il mancato raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità, o il mancato rispetto del vincolo di bilancio, possono portare alla risoluzione del rapporto contrattuale. Vedremo se anche quest’anno avranno tutti il massimo della valutazione.

Restano aperte altre domande. Vengono utilizzati al meglio i robot chirurgici? Dal 2020 al 2025 abbiamo aumentato il numero di medici in servizio e assunto altre 450 OSS ma mancano 740 infermieri per la difficoltà a reperire queste professionalità. Qual è il progetto per reperirle anche per le case della comunità? Come verrà organizzato il rapporto tra CAU, AFT e continuità assistenziale? E perché non viene aggiornato il registro tumori dal 2022?

Infine, nel capitolo dedicato all’interruzione volontaria di gravidanza, si indica come obiettivo “l’aumento dell’offerta consultoriale di IVG farmacologica anche attivando il percorso a domicilio con colloquio telefonico significativo di attivare un percorso a domicilio con colloquio telefonico significativo”. Che cosa si intende per “colloquio telefonico significativo”? Per richiedere una tachipirina 1000 occorre una visita medica e una ricetta. Per un’interruzione volontaria di gravidanza potrebbe bastare una telefonata?

Queste sono solo alcune delle ragioni per cui abbiamo votato contro l’approvazione delle Linee di programmazione e finanziamento delle Aziende del Servizio sanitario regionale per l’anno 2026.

La sanità emiliano-romagnola ha bisogno di programmazione seria, tempestiva, trasparente e realmente orientata alla qualità dell’assistenza.

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