News e
rassegna stampa

La città invisibile. Quasi 600 clochard a Bologna, il 44% dorme in strada. Politiche da rivedere (Il Resto del Carlino)

7 Aprile

Mercoledì 25 marzo l’Istat ha pubblicato i primi risultati di una ricerca molto preziosa sulle persone senza fissa dimora. Si tratta di una rilevazione particolarmente importante perché, a differenza di molte stime del passato, utilizza l’approccio “Point in Time”, cioè un conteggio effettuato nella stessa notte in tutte le città coinvolte, attraverso osservazione diretta in strada e nelle strutture di accoglienza notturna.

La stima diffusa riguarda le persone che nella notte del 26 gennaio 2026 vivevano in strada, in sistemazioni di fortuna o erano ospiti di strutture di accoglienza notturna, ed esclude i minori, chi vive in insediamenti organizzati o in stabili occupati e le persone ospitate temporaneamente in alloggi privati.

A Bologna, nella notte del 26 gennaio 2026, sono state rilevate 597 persone senza dimora, di cui 334 ospitate in struttura e 263 in strada. Significa che il 44,1% era ancora in strada.

Sono numeri che meritano una riflessione seria. Bologna in questi anni ha voluto costruirsi l’immagine della città inclusiva. Ma includere non vuol dire lasciare le persone a dormire sotto i portici, nei giardini, negli spazi pubblici o in sistemazioni di fortuna. Non è dignitoso per loro ed è un segno di degrado per la città.

Parliamo di un fenomeno che ha un impatto enorme sulla qualità della vita urbana e sulla vita di queste persone, pur essendo limitato nei numeri, perché stiamo parlando di 597 persone.

La soluzione, non può essere semplicemente moltiplicare i dormitori. Ci sono persone che non riescono a stare dentro regole troppo rigide, o che hanno bisogno di una gradualità, di un accompagnamento diverso, di una proposta su misura. Lo dimostrano anche i numeri della stessa rilevazione quella notte: a Bologna, la notte del conteggio, i posti letto dichiarati erano 400, ma gli ospiti presenti nei dormitori erano 334. Questo significa che le strutture non erano piene. Se il dormitorio fosse una risposta adatta a tutti, quei posti sarebbero stati occupati interamente.

Servono percorsi di reinserimento e forme di accoglienza più flessibili, capaci di aiutare davvero la persona a rimettersi in piedi. Le esperienze positive non mancano. Ci sono realtà che hanno mostrato come un’accoglienza diversa, più personalizzata, possa funzionare meglio di una risposta standardizzata. Occorre aiutare chi aiuta. È questa la direzione su cui Bologna dovrebbe investire con più coraggio: non limitarsi a gestire l’emergenza, ma sostenere progetti concreti che offrano un’alternativa stabile e dignitosa alla strada, anche attraverso forme di accoglienza graduale e percorsi veri di reinserimento sociale e lavorativo.

 

Scarica il PDF per leggere l’articolo pubblicato nell’edizione odierna di Bologna de Il Resto del Carlino.

IL TUO CONTRIBUTO è fondamentale

Sostieni la campagna con una donazione