Questa mattina, durante il question time in Assemblea legislativa, ho interrogato la Giunta regionale sulle condizioni del fiume Montone, nel tratto di Villafranca di Forlì, dopo le segnalazioni presentate dai cittadini e dal Comitato Unitario Vittime del Fango.
Il caso nasce dalle immagini realizzate da un cittadino con un drone il 14 maggio e diffuse in occasione di un’assemblea pubblica a Villafranca: nelle riprese risultavano visibili vegetazione, tronchi, detriti legnosi e accumuli nell’alveo e nelle golene del fiume. Segnalazioni particolarmente rilevanti perché riguardano un territorio già duramente colpito dalle alluvioni del 2015, 2019 e 2023, nel quale la corretta manutenzione dei corsi d’acqua è essenziale per la sicurezza di abitazioni, imprese e cittadini.
A seguito della diffusione di quelle immagini, il 19 maggio l’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile ha contestato quanto documentato dai cittadini, sostenendo in una nota che le immagini non corrispondessero alla situazione attuale e che, nel tratto interessato, vi fosse una fitta vegetazione arborea, ma nessun accumulo, poiché quelli precedentemente segnalati erano già stati rimossi. Nella stessa nota, l’Agenzia annunciava il completamento, entro il 28 maggio, delle attività di taglio delle piante presenti nell’alveo e comunicava la previsione di ulteriori interventi di manutenzione straordinaria per la gestione della vegetazione e il ripristino delle sponde e delle golene interessate da frane o cedimenti.
Sempre il 19 maggio, però, il Comitato ha effettuato nuove riprese, datate e georeferenziate, nelle quali risultavano ancora visibili tronchi, detriti e accumuli in diversi punti del corso d’acqua.
Per questo ho ritenuto necessario portare la questione in Aula e chiedere alla Regione perché, a tre anni dall’alluvione del maggio 2023, il Montone presenti ancora situazioni di questo tipo e se gli interventi annunciati dall’Agenzia riguarderanno l’intero tratto di circa 10-12 chilometri indicato dai cittadini oppure soltanto alcuni punti circoscritti.
La sottosegretaria Rontini mi ha risposto che, nel tratto del Montone lungo circa dodici chilometri, dalla golena di San Tomè al Canale Emiliano-Romagnolo, dal 2023 sono stati realizzati interventi di sfalcio dei corpi arginali, rimozione di accumuli in alveo e miglioramento locale del deflusso delle acque. Ha tuttavia riconosciuto che vi sono ancora situazioni sulle quali intervenire, confermando che sono stati portati ulteriori mezzi sul posto e che entro il 28 maggio dovrebbero proseguire le attività relative ai detriti oggetto delle segnalazioni.
La Giunta ha inoltre riferito che, per il tratto del Montone a valle del ponte ferroviario, sono stati destinati 363.250 euro a interventi di sfalcio dei corpi arginali, dei quali un primo intervento sarebbe stato recentemente concluso, e 1,5 milioni di euro alla gestione della vegetazione in alveo e al ripristino delle sponde golenali, con lavori da avviare entro la tarda stagione autunnale e da concludere nel 2027. A questi si aggiungono due interventi strutturali più ampi, affidati a Sogesid, del valore complessivo di 25,92 milioni di euro.
Ritengo importante che oggi sia stata riconosciuta la necessità di ulteriori interventi. Resta però il fatto che le immagini prodotte dai cittadini non potevano essere liquidate come non rappresentative della situazione attuale del fiume. Chi vive in quei territori conosce direttamente lo stato degli argini, delle golene e dell’alveo: le segnalazioni documentate dei residenti devono essere ascoltate e verificate con serietà, non ridimensionate salvo poi intervenire sui problemi evidenziati.
Le risorse e gli interventi indicati dalla Giunta sono necessari. Qual è però la strategia complessiva che la Regione intende adottare per garantire la manutenzione ordinaria del Montone e, più in generale, dei corsi d’acqua nei territori alluvionati? Questa domanda resta senza risposta.
Mi sarei aspettata che la Regione presentasse un piano complessivo per la manutenzione del territorio, anche alla luce della riorganizzazione e del potenziamento dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile e del necessario raccordo con gli altri enti competenti.
Non possiamo limitarci a intervenire su singoli accumuli, per giunta soltanto dopo che i cittadini li hanno documentati e resi pubblici. La manutenzione degli alvei, delle golene e degli argini deve diventare continua, programmata e verificabile, con tempi chiari e interventi estesi a tutti i tratti realmente critici.
Dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, la sicurezza del territorio non può dipendere dalla capacità dei cittadini di segnalare ogni volta ciò che non funziona. Per mettere davvero in sicurezza il territorio servono opere strutturali, ma anche una manutenzione ordinaria costante, capace di prevenire i rischi e di dare risposte concrete a chi vive lungo i nostri fiumi.