Dopo il tragico evento che ha visto la morte di Fakir, la maggioranza che governa il nostro Servizio sanitario regionale, attraverso l’interrogazione del consigliere Gordini, chiede a sé stessa la stesura di linee guida per coordinare il lavoro del 118 e delle forze di polizia in casi così complessi, ma non fa cenno a una mancanza strutturale di un servizio. È un cortocircuito che rischia di aumentare la confusione, anche perché è stato proprio il dottor Gordini che ha diretto per lunghissimi anni il servizio di emergenza-urgenza 118 di Bologna, servizio in cui possono arrivare autoambulanze solo con volontari, senza infermieri e senza medici, anche con casi in “codice rosso”.
Nelle audizioni svolte in Commissione Sanità su questo tema, l’assessore ha esposto dati rassicuranti sul tempo medio di arrivo di un’autoambulanza in Emilia-Romagna, senza affrontare la questione cruciale: se arriva in tempo un mezzo privo delle professionalità necessarie per prestare soccorso, il fatto che arrivi rapidamente non è sufficiente.
Ed è proprio sulla presenza di personale qualificato che emergono le carenze più preoccupanti del sistema. Il 1° marzo 2026 l’AUSL di Bologna ha dichiarato di avere almeno 20 incarichi vacanti di Emergenza Sanitaria Territoriale, suddivisi tra 6 posizioni nell’area Nord/Città e 14 nell’area Sud/Città.
Oggi, nel Bollettino Ufficiale regionale n. 209, pubblicato da poche ore, per Bologna e per l’intera area Emilia Est, e quindi anche per Modena e Ferrara, non compare alcun corso per il conseguimento dell’idoneità all’Emergenza Sanitaria Territoriale.
Secondo la Regione, i medici dell’Emilia Est dovrebbero recarsi in altre aree dell’Emilia-Romagna per frequentare i corsi, a cui accedono con posizioni di subordine rispetto ai residenti in quelle aree. I due bandi pubblicati riguardano infatti esclusivamente l’AUSL della Romagna, per un massimo di 25 partecipanti, e l’area composta dalle AUSL di Reggio Emilia, Parma e Piacenza, per ulteriori 25 partecipanti. Bologna, Modena e Ferrara restano completamente escluse dalla programmazione formativa.
È questo il modo per incentivare i giovani a formarsi e a lavorare in questo settore? L’Azienda USL di Bologna ha evidentemente riportato alla Regione un fabbisogno formativo del tutto incongruo e gravemente sottodimensionato rispetto alle necessità reali del servizio.
Le carenze non riguardano soltanto il personale convenzionato. Mancano anche medici dipendenti e, per garantire l’attività delle automediche cittadine, l’AUSL di Bologna continua a ricorrere a professionisti con contratti libero-professionali, i cosiddetti “gettonisti”.
In questo contesto, rinunciare perfino a formare nuovi medici idonei vuol dire programmare consapevolmente un ulteriore impoverimento del sistema.
L’attestato di idoneità previsto dall’articolo 66 dell’Accordo collettivo nazionale non è un titolo accessorio, ma costituisce il requisito necessario per accedere agli incarichi convenzionati di Emergenza Sanitaria Territoriale 118. Non organizzare il corso significa quindi impedire a nuovi professionisti di acquisire il titolo indispensabile per entrare stabilmente nel servizio e, un domani, piangere lacrime di coccodrillo dicendo che non si trovano medici.
La decisione colpisce, inoltre, una delle esperienze formative storicamente più attrattive e qualificate d’Italia. Negli anni il corso organizzato nell’area bolognese ha raggiunto, secondo i dati raccolti dal sindacato, picchi di oltre 300 domande di partecipazione, richiamando medici interessati a una formazione teorica e pratica di elevato livello. Ancora nel 2025 l’AUSL di Bologna era capofila del corso destinato anche alle Aziende di Modena e Ferrara. Nel 2026, invece, l’intera Emilia Est viene cancellata dalla programmazione.
Perché un’Azienda che ha certificato venti incarichi convenzionati vacanti, che soffre anche per la carenza di personale dipendente e che utilizza contratti libero-professionali per mantenere operative le automediche ha rinunciato a organizzare il corso necessario a formare nuovi medici?
Fino ad oggi si è propagandato il 118 come un gioiello di efficienza, ma il gigante sembra avere i piedi d’argilla e, al primo episodio, purtroppo doloroso, mostra tutte le sue carenze. Cos’altro dobbiamo attenderci?
Le linee guida e i percorsi di cui parla Gordini sono previsti in tutto il mondo, perché è evidente che situazioni difficili e complesse richiedano il coordinamento di tutti i soggetti chiamati ad affrontarle.
Forse meno autoreferenzialità e maggiore umiltà sarebbero più utili alla collettività. Era davvero così difficile prevedere che le situazioni complesse richiedono il contributo di tutti i sistemi coinvolti nella tutela della salute e della sicurezza?