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Dai sindaci del Riminese problemi molto chiari. Ora la Regione passi dalle parole ai fatti

5 Ottobre

Nella mattina di oggi si è tenuta la prima delle visite promosse dalla Giunta regionale nelle nove province dell’Emilia-Romagna. Ho partecipato all’incontro con i sindaci del territorio riminese e credo sia stato un momento utile, perché ha fatto emergere con grande chiarezza problemi che questi territori segnalano da tempo e che non possono più essere rinviati.

Dai sindaci dell’entroterra sono arrivate richieste molto precise: trasporto pubblico insufficiente, difficoltà sulla viabilità, carenza di personale nei piccoli Comuni, bandi e rendicontazioni troppo complicati, norme urbanistiche che non possono essere applicate nello stesso modo sulla costa, lungo la Via Emilia e nei territori montani. Sono problemi concreti che incidono sulla possibilità stessa di continuare a vivere e lavorare in queste aree. Non basta continuare a parlare di contrasto allo spopolamento se poi i Comuni vengono lasciati soli e con strumenti insufficienti.

Non si possono trattare allo stesso modo realtà profondamente diverse. È quindi significativo che oggi sia stata riconosciuta la necessità di rivedere alcune norme per la montagna, la collina e i territori a bassa densità abitativa, ma sono difficoltà che i piccoli Comuni denunciano da anni.

In tutta la regione solo 46 comuni hanno definitivamente approvato il PUG e nella Provincia di Rimini solo un comune. Servono modifiche puntuali alla legge 24/2017 che dopo 10 anni è riconosciuta come problematica e carente dagli stessi che l’hanno a lungo difesa e permettere così ai territori di rispondere alle proprie esigenze senza essere soffocati da regole pensate per contesti completamente diversi.

A questo si lega direttamente il tema della rigenerazione del patrimonio turistico. Alberghi e colonie hanno bisogno di una strategia di ampio respiro. I fondi Eureka e i bandi puntuali possono sostenere singoli interventi, ma non sono sufficienti ad affrontare una trasformazione strutturale del patrimonio ricettivo della Riviera. Se vogliamo consentire agli operatori di riqualificare davvero strutture ormai non più adeguate alle esigenze del mercato internazionale, bisogna intervenire anche sul livello urbanistico, creando le condizioni perché le trasformazioni necessarie siano concretamente possibili. È necessaria anche una revisione delle norme sulla classificazione alberghiera, perché la Riviera deve poter competere con standard adeguati sul mercato internazionale.

Lo sviluppo dell’aeroporto Fellini rende ancora più evidente il ritardo sulle infrastrutture a servizio dello scalo. Non possiamo dare impulso allo sviluppo di uno scalo di livello internazionale e poi vedere turisti appena atterrati trascinare il trolley a piedi lungo la Statale 16. Aeroporto, città, costa, stazione e trasporto pubblico devono essere finalmente pensati insieme.

Anche sulle infrastrutture è stato detto che nessuno vuole perdere tempo su opere che poi non verranno realizzate. È giusto. Ma allora bisogna dire con chiarezza quali opere si faranno, con quali risorse e con quali tempi. Statale 16, collegamenti ferroviari, Metromare e viabilità dell’entroterra sono temi che il territorio pone da anni. Non servono nuovi annunci: servono priorità vere e impegni verificabili.

Sul tema della casa finalmente viene per lo meno riconosciuta la necessità di lavorare sulle foresterie aziendali e di continuare a dare risposte anche dopo la conclusione degli interventi PNRR sugli studentati. A Rimini e su tutta la costa trovare un alloggio a prezzi sostenibili è ormai un problema anche per medici, infermieri, insegnanti, forze dell’ordine e lavoratori stagionali. È una questione che avevamo già posto, anche proponendo il recupero di immobili delle Aziende sanitarie da destinare a foresterie per il personale. Quella proposta non era stata accolta. Se oggi la Regione cambia impostazione, ora servono atti concreti.

L’incontro di oggi ha avuto almeno un merito: ha mostrato che molte delle criticità denunciate dai territori sono ormai riconosciute anche dalla Giunta regionale. Ma dopo anni nei quali questi problemi sono stati posti dagli amministratori locali, non basta più riconoscerli. Non c’è molto altro da diagnosticare: i problemi sono chiari. Ora la Regione passi dalle parole ai fatti, con tempi, risorse e responsabilità precise.

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