La sentenza del TAR che dà ragione all’Antico Caffè Scaletto rappresenta l’ennesima sconfitta dell’Amministrazione comunale di Bologna davanti a un tribunale. Non è la prima volta e, se non cambierà il metodo, difficilmente sarà l’ultima. Quando il rapporto con cittadini, imprese ed esercenti viene impostato sul conflitto anziché sulla collaborazione, il risultato è quello di alimentare contenziosi che si sarebbero potuti evitare attraverso il dialogo e il buon senso.
Questa vicenda evidenzia un problema più profondo: una visione amministrativa che troppo spesso sembra considerare il Comune di Bologna come un’autorità che impone decisioni dall’alto, invece che come un’istituzione al servizio della comunità. È una concezione che finisce per contrapporre l’Amministrazione al tessuto commerciale e produttivo della città, anziché valorizzarne l’esperienza, le competenze e il contributo alla vitalità di Bologna. Il bene comune non si costruisce attraverso lo scontro permanente, ma riconoscendo che istituzioni, cittadini, imprese e associazioni sono tutti corresponsabili della crescita e della qualità della vita della città.
Occorre cambiare approccio. La sussidiarietà, l’ascolto, il dialogo e una reale partecipazione delle categorie economiche e della comunità devono diventare la chiave di volta dell’azione amministrativa. Il compito del Comune non è esercitare un potere fine a sé stesso, ma creare le condizioni affinché ciascuno possa contribuire al bene comune, mettendo a valore le energie presenti nella società. Solo così sarà possibile ridurre i conflitti, prevenire inutili contenziosi e costruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini. Bologna ha bisogno di un Comune che accompagni e sostenga chi vive, lavora e investe in questa città, non di un’Amministrazione che troppo spesso finisce per trovarsi dall’altra parte dell’aula di tribunale.