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Case popolari, la residenzialità storica è un criterio di equità e coesione sociale

15 Ottobre

Il criterio della residenzialità storica non riguarda la nazionalità di origine, ma il legame costruito nel tempo con una comunità. Riconosce il valore di chi vive e lavora sul territorio, contribuisce alla sua crescita economica e sociale e partecipa al mantenimento del sistema di welfare. È un criterio che rafforza la coesione, dà stabilità al patto sociale e garantisce maggiore equità nelle graduatorie per l’accesso alle case popolari.

Eliminarlo è un errore che rischia di danneggiare tutti, comprese le persone di origini non italiane che sono arrivati regolarmente, lavorano, pagano le tasse e contribuiscono alla crescita della nostra comunità. Anche loro hanno interesse a un sistema che riconosca il percorso compiuto e il contributo dato nel tempo, evitando che chi è arrivato da poco possa superarli in graduatoria senza un adeguato riconoscimento del loro radicamento. Il problema non è la provenienza delle persone, ma la necessità di stabilire regole eque, comprensibili e capaci di riconoscere responsabilità e contributi.

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