Questa mattina, in Commissione Sanità e Politiche sociali, abbiamo ascoltato l’informativa dell’assessora Isabella Conti sulla situazione dei caregiver in Emilia-Romagna, a circa un anno dalla relazione fatta il 1° luglio 2025.
I numeri spiegano la portata del tema. In Emilia-Romagna ci sono 120.000 caregiver e 244.000 persone non autosufficienti. Di queste, soltanto 20.000 vivono in RSA e 20.000 ricevono assistenza domiciliare. Il resto della “presa in carico” è affidata direttamente o indirettamente, tramite assistenti familiari, ai caregiver. Senza di loro, il sistema non reggerebbe.
Come sempre l’informativa dell’assessore è iniziata con un elogio della Regione Emilia-Romagna, che ha fatto la prima legge su questo tema nel 2014, con l’assicurazione che la Regione ha stanziato 3 milioni di euro anche per il 2026 su questo capitolo – che si aggiungono ai 2,3 milioni del Ministero – e con la richiesta di collaborazione tra tutti i livelli istituzionali per affrontare un tema così imponente. Peccato che sia subito arrivata una bocciatura del disegno di legge nazionale sui caregiver che, a detta dell’assessora, farebbe fare “mille passi indietro” rispetto alla legge regionale del 2014. I motivi? Prevederebbe un aiuto solo ai caregiver con familiari conviventi a tempo pieno e non ai caregiver non familiari, o non residenti, o non a tempo pieno.
Perché non dire che negli ultimi dieci anni sono naufragate 31 proposte normative sui caregiver e che oggi esiste finalmente un disegno di legge nazionale approvato dal Consiglio dei ministri e presentato in Parlamento, con un fondo dedicato di 257 milioni di euro?
Perché non dire che il disegno di legge nazionale non si limita ai caregiver familiari o conviventi, ma riconosce più profili, differenziati in base al carico assistenziale?
La scelta del Governo, per quanto riguarda il contributo economico, è stata quella di partire dalle situazioni più gravose. Non è una esclusione degli altri caregiver, ma una priorità iniziale dettata dalle risorse disponibili, risorse che non sono mai state messe in campo prima. Questo sarebbe stato corretto dire. Da questa base si potrà lavorare, nel percorso parlamentare e negli anni successivi, per rafforzare il fondo e ampliare progressivamente le tutele. Anche il Fondo nazionale per la non autosufficienza era partito con 200 milioni di euro e oggi vale circa 1 miliardo di euro all’anno. Lo stesso percorso può essere costruito per i caregiver.
In questo quadro che cosa può fare da subito la Regione Emilia-Romagna? Rivedere la legge del 2014, che fu certamente anticipatrice, ma che oggi va aggiornata. Rendere operativa la caregiver card, annunciata già nel luglio 2025. Strutturare un lavoro con tutti gli assessorati perché i caregiver siano supportati a 360 gradi: casa, lavoro, fiscalità locale, formazione, servizi sanitari. Sono questi gli impegni che ha preso l’assessora Conti anche sulla base di proposte fatte dai consiglieri Castaldini, Marcello, Evangelisti e Ugolini.