Questa mattina in Aula durante il question time ho interrogato l’assessore Fabi sul ripristino dell’automedica MIKE 9 nel distretto di Rimini Sud-Riccione, un presidio che fino alla riorganizzazione del 2022 aveva base presso l’ospedale Ceccarini di Riccione e garantiva una copertura importante per le emergenze nella zona di Rimini Sud e nella Valconca.
Mi sono interessata a questa vicenda dopo aver incontrato in Regione i cittadini del gruppo Insieme per la Valconca, che mi hanno consegnato le 1.600 firme da loro raccolte per chiedere il ripristino della MIKE 9. È una mobilitazione nata da lontano, già dalle preoccupazioni sorte nel 2022 attorno alla chiusura del Punto di Primo Intervento di Cattolica e alla sua sostituzione con un CAU, e poi proseguita davanti alla riorganizzazione dell’emergenza territoriale che ha portato alla soppressione dell’automedica con base a Riccione.

Prima della decisione assunta dalla CTSS della Romagna il 19 dicembre 2022, i Comuni della costa riminese potevano contare su tre automediche (ne esiste una quarta a Novafeltria a servizio della Valmarecchia): una a Santarcangelo di Romagna, una presso l’ospedale Infermi di Rimini e una presso l’ospedale Ceccarini di Riccione. Con quella riorganizzazione, la postazione di Riccione è venuta meno e il distretto di Rimini Sud-Valconca ha perso un presidio essenziale di soccorso avanzato.
Non siamo davanti a una richiesta isolata. Prima sono arrivate le mozioni nei Consigli comunali, poi la raccolta firme, che si è conclusa il 9 aprile 2026.
La soppressione della MIKE 9 ha alimentato forti preoccupazioni, soprattutto nei Comuni più lontani da Rimini. Oggi l’automedica più vicina ha base a Miramare e, verso i Comuni più distanti, i tempi stimati di intervento possono superare i 40 minuti in condizioni ordinarie di traffico. Nelle emergenze tempo-dipendenti, questo non è un dettaglio: anche un solo minuto può fare la differenza tra la vita e la morte.
L’assessore Fabi ha però escluso modifiche all’assetto del sistema di soccorso pre-ospedaliero nella provincia di Rimini. Secondo Fabi l’attuale organizzazione garantisce tempi di soccorso migliori rispetto allo standard nazionale: per il 75% dei codici rossi c’è una risposta entro 16 minuti, rispetto ai 18 minuti di riferimento. Fabi ha inoltre precisato che sul primo mezzo che interviene è sempre presente un sanitario, infermiere o medico, e che nei casi più complessi viene inviato il soccorso medicalizzato, tramite automedica o elicottero. Ha infine richiamato dati di sopravvivenza da infarto, ictus, trauma e arresto cardiaco tra i migliori in regione e a livello nazionale, assicurando il monitoraggio costante dei dati di attività.
Non posso ritenermi soddisfatta della risposta dell’assessore, perché il problema è proprio il dato su cui si fonda tutta la valutazione della Regione.
Se mi si dice che nella provincia di Rimini il tempo medio di soccorso è di 16 minuti, ma poi, guardando concretamente l’assetto geografico della Valconca, sappiamo che un’automedica può impiegare anche oltre 40 minuti per raggiungere alcuni Comuni in condizioni ordinarie di traffico, allora quel dato non mi convince. O comunque non basta a rassicurare i cittadini.
C’è differenza tra la media e la realtà, e nella media si nascondono singoli casi di mancato intervento in tempi celeri, che non sono tollerabili. La preoccupazione resta quindi intatta dopo la risposta dell’assessore Fabi. Su quali dati reali si sta dicendo che il servizio funziona? Quali sono i tempi effettivi di intervento nei singoli Comuni della Valconca nelle diverse fasce orarie? In quali condizioni di traffico? E quante volte, in caso di emergenza tempo-dipendente, il soccorso medicalizzato arriva davvero nei tempi necessari?
Continuerò a chiedere che la Regione non si limiti a difendere l’assetto attuale sulla base di dati aggregati. Servono dati reali, Comune per Comune, sui tempi effettivi di intervento nelle aree più distanti e più fragili.
I cittadini di Riccione e della Valconca non chiedono privilegi ma che la propria sicurezza non venga liquidata dentro una media statistica che, per chi aspetta un’automedica anche 40 minuti, non ha valore.