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Emergenza abitativa in Emilia-Romagna: la conferenza stampa del centrodestra in Regione

4 Novembre

Questa mattina, in Assemblea Legislativa, i capigruppo dei gruppi assembleari di centrodestra hanno fatto il punto sull’emergenza abitativa in Emilia-Romagna: alloggi ERP, affitti brevi e residenze per studenti.

Sono intervenuti i consiglieri regionali Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), Elena Ugolini (Rete Civica), Pietro Vignali (Forza Italia) e Tommaso Fiazza (Lega).

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IL MIO INTERVENTO IN SINTESI

“La prima mossa della Giunta De Pascale per affrontare l’emergenza abitativa è stata una legge che limita gli affitti brevi anziché incentivare quelli a lungo termine. La Corte costituzionale ha poi giustamente dichiarato illegittimi gli articoli centrali di quella norma, giudicandoli irragionevoli e sproporzionati.

A Bologna gli affitti brevi interessano meno del 2% delle abitazioni: farne il capro espiatorio è più semplice che interrogarsi sui risultati deludenti dell’Agenzia metropolitana per l’affitto e su quelli finora insufficienti della Fondazione Abitare.

Il vero problema è come convincere i proprietari a rimettere le case sul mercato, offrendo maggiori garanzie, e come non scoraggiare, con regole urbanistiche troppo rigide, chi vuole recuperare o costruire nuovi alloggi, anche sociali.

Il Governo, nella manovra 2027, propone una strada diversa: cedolare secca al 5% sui nuovi contratti a canone concordato e all’1% per chi affitta a giovani under 36. Anche Regione e Comune devono fare la propria parte, superando politiche che non hanno prodotto i risultati sperati.

Il caso ER.GO è emblematico: a Bologna il 52% dei nuovi studenti convocati ha rinunciato all’alloggio o non si è presentato. Prima di denunciare soltanto ciò che manca, occorre capire perché ciò che già esiste non viene valorizzato adeguatamente”.

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LE PAROLE DEGLI ALTRI CONSIGLIERI

Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia)

“Oggi siamo qui per fare chiarezza sulla recente riforma degli alloggi ERP in Emilia-Romagna. La Regione, in modo ideologico e sconsiderato, ha perso una straordinaria occasione per costruire un sistema che riconosca le reali fragilità sociali e familiari di oggi. Per questo Fratelli d’Italia insieme alle altre forze del centrodestra ha votato convintamente contro questo provvedimento. I dati in nostro possesso, che provengono dagli stessi uffici della Regione, fotografano un’emergenza innegabile e drammatica sul fronte della casa:

  • Le famiglie in graduatoria sono letteralmente esplose: siamo passati dalle 25.624 del 2021 alle 32.924 di oggi. Parliamo di un aumento di quasi il 30% in appena quattro anni.
  • Il patrimonio immobiliare pubblico è paralizzato: a fronte di oltre 54 mila alloggi complessivi, ben 5.934 alloggi non sono prontamente assegnabili al 2025.
  • Mancano i fondi per i restauri: ben 4.164 di questi alloggi sono totalmente bloccati e inutilizzabili perché mancano le risorse necessarie per effettuare gli interventi di recupero.

Durante l’esame della riforma abbiamo presentato emendamenti precisi per tutelare i nuclei più vulnerabili. Pensiamo al caso eclatante, diventato di rilevanza nazionale, della famiglia con otto figli nel bolognese. Una vicenda che solleva un tema strutturale enorme: oggi oltre il 50% delle famiglie in graduatoria ha figli minori e il 23% dei nuclei è composto da almeno cinque persone. Eppure, la maggioranza ha respinto ogni nostra proposta a tutela di famiglie numerose, disabili, anziani non autosufficienti e caregiver.

Hanno deciso di varare questa riforma al buio, senza aver predisposto alcuna simulazione o valutazione d’impatto sui reali tempi di attesa.

Guardiamo con ovvia prudenza al Piano straordinario da 200 milioni di euro annunciato dalla Giunta. Non siamo contrari agli investimenti, ma pretendiamo risposte chiare e scritte: quanti alloggi verranno effettivamente recuperati? In quali territori? E soprattutto, in quali tempi? Gli annunci non bastano più.

La nostra controproposta resta ferma su pilastri concreti: recupero immediato dello sfitto, riduzione drastica dei tempi di riassegnazione, efficienza gestionale, trasparenza assoluta e criteri che premino il disagio reale.

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Pietro Vignali (Forza Italia):

“I dati più recenti sulla gestione dell’edilizia residenziale pubblica in Emilia-Romagna restituiscono un quadro preoccupante. Molto grave è il fatto che non venga più monitorata la morosità ERP, un indicatore essenziale per capire quante risorse possano essere recuperate e reinvestite nel sistema. Senza il controllo di un fenomeno che in passato aveva raggiunto livelli molto rilevanti, è molto dificile valutare l’efficacia delle politiche regionali.

È inconcepibile che migliaia di case popolari restino inutilizzate. Prima di aumentare l’indebitamento con il Piano casa regionale sarebbe stato più serio ed efficace recuperare gli alloggi sfitti, accelerarne l’assegnazione e valorizzare il patrimonio esistente. La differenza con il Governo è evidente: da una parte un Piano Casa nazionale che punta a realizzare 100 mila nuovi alloggi in dieci anni recuperando anche immobili inutilizzati, dall’altra una Regione che non riesce a utilizzare pienamente il patrimonio che già possiede. Inoltre, mentre il Governo introduce strumenti come la cedolare agevolata per favorire l’accesso dei giovani agli affitti e il ministro Anna Maria Bernini realizza 70 mila nuovi posti letto universitari, che solo in Emilia-Romagna sono quasi 6000 e sono preferiti a quelli pubblici di Ergo, la Giunta regionale di De Pascale continua a rincorrere l’emergenza senza affrontarne le cause strutturali. Servono meno annunci e più capacità di gestione”.

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Tommaso Fiazza (Lega):

“La Regione non si adegua a sentenze, compie una scelta politica. La cancellazione della residenzialità storica riguarda la legge fatta dalla Toscana. La nostra legge prevede che siano i Comuni a scegliere, non la Regione. La Corte costituzionale dice che è legittimo riconoscere un’anzianità del bisogno che può essere riconosciuto con punteggio. Tradotto, si può premiare chi è in graduatoria da più tempo, ma questa possibilità non viene indicata ai Comuni.

Togliere poi il requisito del “lavoro” sulla base del pronunciamento di un semplice tribunale costituisce una seconda scelta politica. Normalmente un’Amministrazione resisterebbe in giudizio e presenterebbe appello a difesa delle proprie deliberazioni. Diversamente sarebbe un’ammissione di aver operato illegittimamente per otto anni. Da oggi basterà avere un permesso di soggiorno almeno biennale. Questa non è giustizia sociale, ma parassitismo sociale, perché deliberatamente si rischia di premiare chi vuole sfruttare un sistema e non chi davvero vuole darsi da fare nella nostra regione.

La scelta è quantomai politica. Su casa e immigrazione AVS detta la linea e il PD si adegua disconoscendo gli atti assunti con Bonaccini, accettando di mettere gli stranieri davanti ai diritti degli italiani”.

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Alla conferenza stampa è intervenuta anche l’ On. Lucia Albano, Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia attraverso una nota che riportiamo di seguito:

“Il Governo ha messo in campo una strategia articolata per affrontare l’emergenza abitativa, intervenendo sia con soluzioni strutturali sia con misure di sostegno immediato.

Il Piano Casa prevede, innanzitutto, il recupero e la riqualificazione di circa 60.000 alloggi popolari attualmente inagibili, con la possibilità di riscatto da parte degli assegnatari. Il Piano punta inoltre a coinvolgere gli investitori privati, prevedendo che almeno il 70% degli alloggi realizzati sia destinato alla vendita o alla locazione a prezzi calmierati, inferiori di almeno il 33% rispetto ai valori di mercato.

Accanto a questi interventi, destinati a produrre risultati nel medio-lungo periodo, il Governo intende dare risposte anche nell’immediato. In questa direzione si inseriscono le misure previste dalla legge di Bilancio, con la riduzione dell’aliquota della cedolare secca dal 10% al 5% per gli affitti a canone concordato e un’ulteriore agevolazione, fino all’1%, per i proprietari che affittano a giovani under 30.

L’obiettivo del Piano è quello di ampliare l’offerta di abitazioni accessibili, in particolare attraverso l’utilizzo del patrimonio immobiliare pubblico: altri governi avevano speso risorse pubbliche su beni privati, con misure come il Superbonus; il Governo Meloni investe risorse pubbliche, assieme a quelle private, su beni pubblici, per restituirli, riqualificati, ai loro proprietari, i cittadini”.

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