Il sindaco Lepore parla di una legna diventata secca, ma continua a non voler vedere chi ha acceso il fiammifero, chi ha chiamato alla mobilitazione e chi ha trasformato la piazza in un teatro di violenze e devastazioni. Come ha osservato lo psicanalista Massimo Recalcati, richiamando il concetto pasoliniano del “fascismo degli antifascisti”, i valori della Costituzione non appartengono a una sola parte politica. Difendere i diritti non può significare giustificare la violenza, né impedire di distinguere tra i ragazzi che manifestano e chi li strumentalizza per alimentare gli scontri.
Da anni ritroviamo gli stessi ambienti, le stesse realtà e gli stessi centri sociali al centro delle mobilitazioni più conflittuali. È il tema dei cattivi maestri: chi dovrebbe educare al rispetto e alla convivenza non può legittimare, coprire o minimizzare comportamenti che finiscono per travolgere proprio i giovani. Lepore non può continuare a ignorare il ruolo di questi ambienti e, allo stesso tempo, lasciare che beneficino di spazi e risorse pubbliche senza pretendere chiarezza e responsabilità. Se vuole davvero prevenire la violenza, cominci a verificare chi organizza queste iniziative e a intervenire quando emergono condotte illegali.
Sarebbe ingiusto, come ha ricordato Recalcati, non riconoscere che i nostri figli stanno anche cercando di difendere i propri diritti. Proprio per questo dobbiamo evitare che le loro legittime aspirazioni diventino il paravento di chi cerca lo scontro. Ascoltare i ragazzi e affrontare il disagio sociale è fondamentale, non può diventare un alibi per voltarsi dall’altra parte di fronte alle violenze commesse da altri. La prevenzione comincia dalla capacità di riconoscere le responsabilità: se Lepore rinuncia a capire chi alimenta la violenza, finisce inevitabilmente per rinunciare anche a prevenirla.