Il fatto che 4 delle 5 persone arrestate dopo gli scontri di sabato a Bologna fossero minorenni poneva già una domanda enorme su quello che era accaduto, sul perché di quella rabbia devastatrice.
La notizia di oggi che racconta dei gruppi di WhatsApp in cui si vota quali negozi assaltare, indicando marchi e obiettivi precisi, rende quella domanda ancora più grande. Perché si può perdere l’orientamento al bene con cui nasciamo?
Ogni persona, anche se minorenne, deve rispondere di quel che fa, ma c’è un clima che invece di favorire quel desiderio di bene lo contrasta, lo soffoca fino a farlo diventare il contrario: per essere protagonisti occorre fare il male, occorre distruggere.
I racconti disfattisti di noi adulti che continuiamo a ripetere che non ci sarà un futuro non aiutano.
Le narrazioni ideologiche che dividono la società in oppressi e oppressori, individuando interi gruppi, anche su base etnica, come vittime da contrapporre ad altri cittadini trasformati in nemici, sono il più grande ostacolo alla possibilità di un cambiamento vero.
Si sta affermando una logica di contrapposizione – oppressi-oppressori, vincitori-vinti, ricchi-poveri – che di fatto sta alimentando fratture sociali, rancore e violenza.
La politica e le istituzioni hanno il dovere di disinnescare queste dinamiche, offrire ai giovani vere opportunità per essere protagonisti della propria vita, per essere costruttivi, senza trasformare il disagio o le difficoltà in uno strumento di conflitto.
Non possiamo accettare che intere generazioni vengano trascinate in una spirale di contrapposizione, nella quale la violenza viene giustificata in nome di presunte battaglie sociali.
Su questo occorrerebbe fare una riflessione seria, serissima, perché in nome di un futuro da dare ai giovani si rischia di minarlo veramente alle radici.