Accolgo con grande soddisfazione la sentenza con cui la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimi gli articoli 4 e 5 della legge regionale sugli affitti brevi. È una decisione che conferma molte delle criticità che avevamo denunciato fin dall’inizio, ma è anche una pesante sconfitta politica per la Giunta De Pascale e per la maggioranza che ha voluto approvare questa legge senza ascoltare le nostre osservazioni.
Non stiamo parlando di qualche dettaglio da correggere. La Corte ha bocciato i due articoli su cui si fondava l’intero meccanismo urbanistico voluto dalla Regione: quello che introduceva una nuova destinazione d’uso per gli affitti brevi e quello che, proprio su questa base, attribuiva ai Comuni il potere di introdurre ulteriori limitazioni. Adesso quella parte della legge dovrà essere ripensata e bisognerà capire che cosa rimane concretamente applicabile delle altre disposizioni.
Trovo particolarmente grave la superficialità con cui questa legge è stata preparata, difesa e portata all’approvazione. Durante la discussione in Assemblea legislativa avevamo segnalato ripetutamente le contraddizioni di un provvedimento che introduceva vincoli e adempimenti complicati per tanti piccoli proprietari che operano legittimamente, nel rispetto delle norme nazionali. La maggioranza ha presentato numerosi emendamenti per correggere il testo, ma non ha accolto nessuna delle proposte della minoranza, liquidando le nostre preoccupazioni come una contrapposizione politica.
Eppure, la Corte costituzionale oggi rileva proprio alcune di quelle contraddizioni. La Regione aveva previsto il cambio di destinazione d’uso anche per chi affitta occasionalmente un immobile, mentre altre strutture ricettive extralberghiere, gestite in forma imprenditoriale, potevano mantenere la destinazione residenziale. Una disparità di trattamento che la Corte ha giudicato irragionevole. E ha ritenuto sproporzionato imporre questo obbligo in tutta l’Emilia-Romagna, quando i problemi legati all’eccessiva concentrazione turistica riguardano soltanto alcune zone.
Ma c’è un altro aspetto di questa vicenda che merita di essere ricordato: la sicurezza con cui De Pascale, Paglia e la maggioranza avevano escluso le criticità che oggi la Corte ha riconosciuto.
Dopo la sentenza favorevole alla Toscana, gli assessori Paglia e Frisoni dichiaravano di procedere “pienamente legittimati”, dando sostanzialmente per superati i dubbi sulla legge. Quando poi il Governo decise di impugnarla, De Pascale arrivò ad accusarlo di “scarsa cultura istituzionale e costituzionale”, mentre Paglia in un’intervista spiegava che si sarebbe aspettato, al massimo, osservazioni su singoli passaggi che non avrebbero inciso sull’impianto della legge.
Oggi sappiamo che non è andata così. La Corte ha dichiarato illegittimi proprio i due articoli che costituivano il cuore del provvedimento.
Il precedente della Toscana era stato utilizzato dalla Giunta quasi come una garanzia che la propria legge avrebbe superato il giudizio della Corte. Ma le due normative erano diverse e sarebbe bastato approfondire quelle differenze, anziché utilizzarle per liquidare ogni obiezione. Avere la competenza per intervenire in una materia non significa poterlo fare in qualunque modo. È questa la distinzione che la Giunta sembra aver sottovalutato e che la sentenza di oggi rende evidente.
Voglio ricordare anche che, quando il Governo presentò il ricorso, dissi che non si trattava di uno sgarbo politico, ma del normale funzionamento delle istituzioni. Oggi la Corte ha dimostrato quanto fosse importante verificare quei dubbi. Mi auguro che almeno adesso il presidente De Pascale e la sua maggioranza riconoscano che ascoltare le critiche e confrontarsi nel merito, soprattutto quando si scrivono leggi che incidono sulla vita delle persone, è una responsabilità di chi governa.
Non ho mai sostenuto che gli affitti brevi non possano essere regolamentati. Avevamo proposto una strada molto più semplice: permettere ai Comuni di intervenire dove esistono effettivi problemi di concentrazione degli alloggi turistici, salvaguardando i diritti legittimamente acquisiti e senza penalizzare indiscriminatamente chi rispetta le regole.
Resto comunque dell’idea che la vera emergenza abitativa dell’Emilia-Romagna non si risolva ostacolando gli affitti brevi, ma recuperando il patrimonio abitativo inutilizzato, rendendo disponibili gli alloggi pubblici oggi non assegnabili e creando condizioni che favoriscano gli affitti di lungo periodo per studenti, giovani, lavoratori e famiglie.
Adesso la Giunta deve spiegare come intende intervenire sulla legge e quali indicazioni darà ai Comuni e ai proprietari rispetto agli obblighi ancora previsti. Dopo una bocciatura di questa portata, non possiamo permetterci di lasciare i cittadini nell’incertezza o esporli a nuovi contenziosi.
Lo dissi quando questa legge venne presentata e lo ripeto oggi: i cittadini dovrebbero essere difesi dalle istituzioni, non essere costretti a difendersi dalle istituzioni. Mi auguro che questa sentenza serva almeno a ricordare alla Giunta che le leggi devono nascere dall’ascolto dei problemi reali, non dalla volontà di imporre a tutti i costi una scelta politica.