Il risultato raggiunto dall’Emilia-Romagna sui nidi è certamente positivo e va riconosciuto. Ma trovo sbagliato trasformarlo nell’ennesima occasione di contrapposizione con il Governo perché è stato ottenuto soprattutto grazie alle risorse stanziate a livello nazionale.
Nel 2025 l’Emilia-Romagna ha infatti ricevuto 25,9 milioni di euro dal Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e istruzione 0-6, che la Regione ha scelto di concentrare nei servizi 0-3. Anche il bonus nido dell’INPS, che sostiene direttamente le famiglie con un contributo che può arrivare fino a 3.600 euro all’anno per bambino, è una misura nazionale.
Se poi ci sono famiglie che incontrano difficoltà a utilizzare il bonus nido, dobbiamo aiutarle concretamente. La Regione potrebbe sostenere l’attivazione di sportelli nei Comuni e nei Centri per le famiglie, o attivare convenzioni con CAF e patronati per l’assistenza alle domande. Potrebbe inoltre mettere i Comuni nelle condizioni di anticipare le somme alle famiglie che non possono permettersi di pagare la retta e attendere successivamente il rimborso. L’obiettivo deve essere fare in modo che le risorse disponibili arrivino davvero a tutte le famiglie che ne hanno diritto.
Mi preme chiarire un altro punto: non possiamo fermarci allo 0-3. Se vogliamo sostenere realmente la natalità e le famiglie dobbiamo ragionare su un sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita almeno fino ai sei anni, garantendo a tutti i bambini pari opportunità di sviluppo e sostenendo i genitori nel loro compito educativo e nella conciliazione tra vita e lavoro.
Per questo propongo di estendere progressivamente alla fascia 3-6 anni le modalità di sostegno oggi dedicate prevalentemente alle famiglie con bambini da zero a tre anni, cercando di garantire un trattamento il più possibile omogeneo su tutto il territorio regionale.
Serve inoltre una maggiore flessibilità. Le famiglie non hanno tutte le stesse esigenze e un sostegno alla conciliazione vita-lavoro non può coincidere soltanto con il nido tradizionale. Occorre valorizzare e rendere accessibile una pluralità di servizi: micronidi, piccoli gruppi educativi, sezioni primavera, nidi in famiglia, spazi gioco, centri per bambini e famiglie, insieme ai servizi collegati alla scuola dell’infanzia come pre e post orario e mensa.
Il risultato raggiunto sullo 0-3 è quindi un buon punto di partenza. Adesso dobbiamo fare un passo in più: utilizzare insieme e meglio le risorse regionali, nazionali ed europee per costruire una politica 0-6 realmente vicina alle esigenze delle famiglie, più flessibile e capace di accompagnarle negli anni in cui la conciliazione tra figli e lavoro è più difficile.