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Natalità. Bene la petizione popolare che chiede una legge regionale organica. E’ un investimento fondamentale

7 Settembre

Accolgo con grande favore la petizione popolare presentata oggi dal Forum delle Associazioni Familiari dell’Emilia-Romagna e sostenuta da numerose associazioni e realtà della società civile, per chiedere una legge regionale organica sulla natalità e sul sostegno alla famiglia.

Il fatto che la società civile si mobiliti su questo tema è un segnale molto importante: significa che la questione demografica è percepita per quello che è, una delle grandi urgenze del nostro tempo. È positivo che questa domanda arrivi con forza anche dalla società civile e accompagni il lavoro che, come Assemblea regionale, abbiamo avviato dall’inizio della legislatura con l’Intergruppo.

Nel 2025 in Emilia-Romagna sono nati appena 26.999 bambini, oltre un terzo in meno rispetto al 2009. Sono numeri che ci dicono che il tempo delle analisi è finito, occorre passare ai fatti.

Ho trovato particolarmente importante il richiamo fatto oggi dal professor Francesco Billari alla differenza tra i tempi della politica, quelli dell’economia e quelli della demografia. Le dinamiche demografiche si costruiscono nell’arco di decenni e proprio per questo le politiche devono guardare al lungo periodo ed essere stabili. La decisione di mettere al mondo un figlio impegna per tutta la vita: chi la compie deve poter sapere che servizi, sostegni e condizioni favorevoli non dureranno soltanto il tempo di una misura o di una legislatura.

Non possiamo modificare il passato, ma possiamo cambiare le condizioni nelle quali oggi i giovani possono costruire, creando un terreno favorevole per accogliere e far crescere dei figli.

Occorre agire prima che alcuni processi diventino difficilmente reversibili. Lo vediamo soprattutto nei territori più piccoli e nelle aree montane: quando una comunità perde una scuola o un servizio essenziale per le famiglie, riportare indietro la lancetta diventa molto più difficile. Anche per questo servono investimenti specifici nei territori più fragili.

Billari ha poi sottolineato un altro dato che deve interrogarci direttamente. L’Emilia-Romagna è una Regione che ambisce a fare da traino al Paese su molti indicatori economici e sociali, ma sulla natalità non fa meglio della media nazionale. Il numero medio di figli per donna è ormai sostanzialmente in linea con quello italiano, 1,19. Esistono però territori, come la Provincia autonoma di Bolzano, dove la fecondità arriva a circa 1,55 figli per donna. Questo divario fa capire che condizioni più favorevoli alla famiglia possono produrre risultati diversi. Anche l’Emilia-Romagna dovrebbe porsi questa ambizione, invertendo un trend che può sembrare ineluttabile.

C’è poi un secondo punto sottolineato da Billari: le risorse destinate alla natalità e al sostegno delle famiglie non sono una spesa corrente, ma un investimento sul futuro. Servono interventi trasversali: politiche fiscali, abitative, scolastiche, sociali, educative, occupazionali, sanitarie e dei trasporti, con un’attenzione particolare alla conciliazione tra vita familiare e lavoro.

Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, nell’introduzione al Report degli Stati Generali della Natalità 2025 ricordava che la denatalità è insieme una questione culturale, sociale ed economica. Finché la nascita di un figlio rappresenterà una causa di impoverimento per una famiglia, la dimensione economica continuerà inevitabilmente a incidere anche su quella culturale. Non si cambia una mentalità senza rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di sognare, progettare e provare a realizzare i propri desideri.

È la direzione nella quale stiamo lavorando in Regione attraverso l’Intergruppo assembleare sulla questione demografica, che coordino insieme alla collega Ludovica Carla Ferrari. Il 23 luglio l’Assemblea legislativa ha approvato all’unanimità l’ordine del giorno che impegna la Giunta a presentare entro il 31 dicembre 2026 un progetto di legge regionale organica per il sostegno alla genitorialità e il contrasto alla denatalità, prevedendo risorse pluriennali e una strategia integrata. È un primo risultato concreto del lavoro dell’Intergruppo e dimostra che su un tema che riguarda il futuro di tutti è possibile costruire convergenze superando gli schieramenti.

Anche a livello nazionale va riconosciuto il lavoro che il Governo, con la ministra Eugenia Roccella, sta portando avanti nella direzione di politiche strutturali e non episodiche: dal rafforzamento dei congedi parentali agli interventi sul bonus asilo nido, fino alle misure rivolte alle madri lavoratrici, al finanziamento dei centri per le famiglie e alla conciliazione tra vita e lavoro.

Un impegno confermato anche ieri dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha parlato del «deserto demografico» che bussa alle porte e della necessità di prevedere investimenti nella prossima legge di bilancio. È proprio questa la prospettiva da assumere.

La demografia non è un tema di destra o di sinistra e richiede uno sguardo che vada oltre il tempo di una legislatura. Abbiamo bisogno che l’Europa, il Governo, le Regioni, i Comuni, le imprese, le associazioni e la società civile vadano nella stessa direzione. Non significa avere tutti le stesse idee o proporre gli stessi strumenti, ma riconoscere una priorità comune: permettere a chi desidera costruire una famiglia e avere dei figli o di adottarne di poterlo fare realmente.

Investire sulla possibilità di generare e crescere dei figli significa investire sul futuro di tutta la comunità.

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