La bocciatura della Consulta del Verde sui 110 alberi in vaso nelle piazze del centro storico pone al Comune domande precise. Le associazioni contestano l’efficacia dell’operazione contro le isole di calore, denunciano il mancato coinvolgimento della Consulta e chiedono dati su costi, manutenzione e destino delle piante.
Non è il primo segnale critico. Già la scorsa estate il professor Alberto Minelli, docente dell’Università di Bologna e componente del Comitato scientifico di Bologna Verde, aveva spiegato che gli alberi costretti nei vasi non producono effetti significativi contro il caldo estremo e rischiano di subire danni. Aveva inoltre chiarito che il Comitato scientifico non era stato consultato, attribuendo all’operazione soprattutto un valore promozionale.
Nonostante queste osservazioni, il Comune ha riproposto il progetto, modificando alcune collocazioni. Sperimentare è legittimo, ma una sperimentazione è seria soltanto se i risultati vengono misurati, resi pubblici e utilizzati per correggere le scelte. Non è chiaro quali valutazioni abbiano giustificato la replica e quali dati abbiano portato a cambiare piazze e soluzioni.
Chiedo quindi al Comune di pubblicare il costo complessivo dell’edizione 2026, le spese per irrigazione, manutenzione, trasporto e successiva messa a dimora, oltre all’iter tecnico e decisionale seguito. Deve inoltre essere reso pubblico il bilancio dell’iniziativa del 2025, costata 128.840 euro: quanti alberi e arbusti siano stati trapiantati, dove si trovino, quanti siano sopravvissuti e in quali condizioni siano oggi.
Il Comune aveva annunciato un monitoraggio della sperimentazione. Dove sono i risultati? È stata misurata l’ombra prodotta? È cambiata la temperatura delle piazze? Quante persone hanno utilizzato quegli spazi? Senza queste verifiche, la riproposizione dell’intervento appare più una scelta comunicativa che una politica fondata sui dati.
La questione non è essere favorevoli o contrari agli alberi in vaso. Possono rendere temporaneamente più gradevole uno spazio e offrire qualche punto d’ombra. Ma il verde diventa una vera strategia urbana quando si scelgono piante adatte al clima e ai luoghi, le si colloca dove il caldo colpisce davvero e si realizzano interventi abbastanza consistenti da produrre risultati concreti. Il verde deve rispondere a un problema, non limitarsi ad arredare una piazza.
I dati dicono che Bologna deve rafforzare seriamente il proprio patrimonio arboreo. Nell’indicatore di Ecosistema Urbano 2025 la città è 42ª tra le 99 considerate, con circa 22 alberi pubblici ogni 100 abitanti, mentre Modena, prima in graduatoria, ne conta più di 117. Il dato non descrive da solo la qualità ambientale, ma la distanza è evidente.
Una mappa delle isole di calore elaborata da Officine Scift per l’estate 2025 e riportata in un dossier di BolognaToday del 4 luglio 2026 indica tra le aree più esposte il centro storico e la periferia nord: San Donato, il Pilastro e la Bolognina. È soprattutto in queste zone che occorre intervenire. Non è accettabile concentrare iniziative scenografiche nelle piazze del centro mentre cortili scolastici, percorsi quotidiani e intere zone residenziali restano dominati da cemento e asfalto.
Anche la partecipazione non può essere di facciata. La Consulta del Verde è stata istituita per mettere a disposizione dell’amministrazione le competenze di associazioni e tecnici. Non la si può ignorare nella fase delle decisioni e coinvolgerla soltanto a progetto già avviato. Prima si ascolta, poi si sceglie e infine si spiegano con trasparenza le decisioni assunte.
Le soluzioni capaci di incidere davvero esistono. Il progetto MIRIFICUS, realizzato con ISPRA, CNR-IBE e il sostegno dell’Agenzia Spaziale Italiana, indica per Bologna una temperatura superficiale urbana estiva media di 42,7 gradi nel periodo 2013-2023. Le simulazioni effettuate in alcune aree di Roma e Firenze mostrano che interventi integrati di riforestazione, depavimentazione e utilizzo di superfici che trattengono meno calore possono ridurre la temperatura superficiale di oltre quattro gradi nelle ore centrali.
È la dimostrazione che per ridurre il caldo urbano bisogna intervenire in modo strutturale: alberi radicati nel terreno, superfici permeabili, meno asfalto, materiali più adatti e progetti costruiti sulle caratteristiche dei quartieri.
Il Comune utilizzi gli strumenti cartografici di MIRIFICUS per realizzare una mappa delle isole di calore di Bologna e definire un piano pluriennale con priorità, risorse e obiettivi verificabili, partendo dalle scuole, dai percorsi degli anziani, dalle fermate del trasporto pubblico e dalle zone con meno ombra.
Dove non è possibile creare grandi parchi, si possono realizzare pocket park: piccoli spazi verdi permanenti, ricavati recuperando aree asfaltate o sottoutilizzate e collegati in una rete di luoghi di sosta, refrigerio e socialità. È un verde pensato per proteggere bambini, anziani e persone fragili, non soltanto per abbellire temporaneamente uno spazio.
Condivido infine le proposte della Consulta sulla trasparenza nella gestione del patrimonio arboreo. Per gli abbattimenti non urgenti, il Comune dovrebbe pubblicare preventivamente fotografie, schede tecniche e motivazioni, consentire a cittadini e associazioni di presentare osservazioni e garantire una risposta motivata. Va inoltre assicurata l’indipendenza tra chi valuta le condizioni degli alberi e le imprese incaricate degli abbattimenti o della gestione del verde.
Il Comune di Bologna non può continuare a riproporre interventi temporanei senza valutarne con trasparenza l’efficacia e senza correggere ciò che non ha funzionato. Le conoscenze e gli strumenti esistono: servono più alberi capaci di mettere radici, nei luoghi in cui possono davvero proteggere le persone e rendere la città più vivibile.