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Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la protezione civile. Il nuovo assetto non colma gravi lacune

16 Giugno

La riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile, presentata oggi in conferenza stampa dal presidente Michele de Pascale, prevede che la parte relativa alla sicurezza territoriale venga organizzata per bacini idrografici (aste fluviali e affluenti) e non per confini amministrativi, come è stato fino ad ora.

È stata la prima richiesta avanzata da tutta la coalizione di centrodestra, con l’obiettivo di ricostruire un assetto che aveva funzionato per decenni e che è stato progressivamente smantellato negli ultimi vent’anni. Questo cambiamento era necessario, ma la nuova organizzazione non va alla radice dei problemi. C’è una frammentazione di competenze e una mancanza di visione che impedirà di costruire una manutenzione ordinaria e sistematica del territorio e una corretta individuazione delle priorità per la costruzione delle opere di prevenzione, su cui è stato allocato un miliardo per i prossimi anni.

Partiamo dalla manutenzione: non è chiaro chi fa che cosa, come vengono coordinate le competenze dei diversi enti e chi sia responsabile degli interventi realizzati. Questa situazione rende difficile costruire un modello organizzativo e gestionale capace di affrontare la complessità di una regione nella quale sono presenti circa 80.000 frane. Una regione in cui il 45% della superficie è soggetto a indicatori di severo rischio idrogeologico e idraulico, con oltre 22.400 chilometri quadrati a rischio di piene.

Non è chiaro nemmeno come sarà programmata concretamente la manutenzione ordinaria nei diversi bacini, secondo quali priorità, con quali tempi e sulla base di quali controlli. La manutenzione di alvei, golene e argini deve essere continua, programmata e verificabile, non attivata soltanto quando pervengono segnalazioni dai cittadini.

La Regione non ha spiegato con quali criteri saranno stabilite le priorità con cui verranno scelti gli interventi da realizzare per la prevenzione: chi deciderà che cosa fare prima e che cosa fare dopo? Parliamo di un miliardo da spendere, e da spendere bene, per la sicurezza di tutti. Come sarà garantito che le scelte dipendano da valutazioni tecnico-scientifiche e non dalle esigenze del consenso politico?

Per utilizzare bene queste risorse serve una cabina di regia che abbia la visione e le competenze necessarie per individuare le priorità. Dovrebbe essere istituita per legge e coinvolgere Regione, Agenzia, tutte le Autorità competenti e, fino a quando ci sarà, la struttura commissariale.

Nella cabina di regia dovrebbero esserci esperti di riconosciuta competenza, nominati in modo trasparente e bipartisan. I fiumi e le frane non sono né di destra né di sinistra: la sicurezza del territorio deve essere messa al primo posto sulla base della competenza, della conoscenza dei luoghi e di una visione complessiva.

Servono, infine, un cronoprogramma pubblico e un monitoraggio fisico delle opere: non basta conoscere le risorse stanziate, occorre sapere quali interventi sono stati progettati, avviati e conclusi, come sono stati eseguiti e quali risultati hanno prodotto.

La Regione sembra aver compreso una parte del problema, ma anche per quanto riguarda l’Agenzia deve dimostrare che il nuovo assetto non abbia soltanto una diversa distribuzione di uffici e incarichi, ma abbia le competenze tecniche e il personale per realizzare finalmente una strategia seria e verificabile di cura del territorio.

Servono visione, competenza e metodo.

 

Scarica il PDF per guardare le slides sulla riorganizzazione dell’Agenzia regionale per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile utilizzate dalla Giunta per presentare la stessa.

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