Oggi l’Assemblea legislativa ha approvato il Progetto di legge della Giunta sull’edilizia residenziale sociale, che modifica la legge regionale 24 del 2001.
Il provvedimento interviene sul tema del recupero del patrimonio pubblico inutilizzato o non pienamente valorizzato, ampliando gli strumenti già previsti per la riqualificazione degli alloggi ERP non assegnabili e rendendoli applicabili anche ad altri immobili pubblici da destinare all’edilizia residenziale sociale.
Si tratta di un obiettivo condivisibile, perché consente di mettere a disposizione nuove soluzioni abitative senza consumare ulteriore suolo e valorizzando beni pubblici oggi non utilizzati.
Proprio per questo ho presentato un emendamento all’articolo 2 del progetto di legge per prevedere espressamente che anche le ASL possano avvalersi di queste misure per ristrutturare immobili di loro proprietà e destinarli a foresterie per il personale sanitario.
La proposta nasce da una considerazione molto concreta: oggi una delle maggiori difficoltà del sistema sanitario non è soltanto reperire medici, infermieri e operatori, ma creare le condizioni affinché possano accettare un incarico e vivere vicino al luogo di lavoro, soprattutto nelle città dove il costo degli affitti è sempre più elevato e nei territori dove attrarre personale risulta più complesso.
Le ASL possono disporre di immobili inutilizzati o da riqualificare. Trasformarli in foresterie significherebbe offrire una risposta concreta a chi lavora negli ospedali, nei servizi territoriali, nelle Case della Comunità e nei presidi più periferici.
Purtroppo, la maggioranza che sostiene la Giunta ha bocciato il mio emendamento. Ritengo sia stata un’occasione persa, perché non si trattava di introdurre un privilegio, ma di affrontare un problema reale che incide direttamente sulla capacità del sistema sanitario regionale di attrarre e trattenere professionisti.
Dove il costo della casa è troppo alto o mancano soluzioni abitative temporanee, diventa infatti più difficile garantire la presenza di personale sanitario. E quando mancano professionisti, a pagarne il prezzo sono prima di tutto i cittadini, che si trovano di fronte a servizi più fragili e tempi di risposta più lunghi.