La lettera di Davide Simone Cavallo andrebbe letta in tutte le nostre classi.
È incredibile che tutto il dolore che ha dovuto sopportare e sta sopportando si possa trasformare nell’apertura di bene e di speranza che testimonia con le sue parole. Sono parole che escono a soli 22 anni, dopo sei mesi di sofferenza, dopo essere stato aggredito e accoltellato da cinque ragazzi, tre dei quali minorenni, dopo aver perso l’uso delle gambe.
È una lettera che lascia senza parole. Non perché non parli della rabbia, del dolore, della ferita subita. Ma perché dentro quella rabbia Davide riesce a non lasciarsi divorare dall’odio. Riesce persino a guardare ai ragazzi che gli hanno cambiato la vita e a dire loro: non siete perduti.
Questo non cancella nulla della gravità di ciò che è accaduto. Non attenua la responsabilità di chi ha colpito. Ma ci costringe a guardare più a fondo.
Davide ci ricorda che la gratitudine e l’amore alla vita restano più grandi del male subito.
È a lui che dovremmo avere il coraggio di guardare come adulti. Solo così potremo diventare uno spazio di speranza per i nostri figli e i nostri studenti.
Grazie Davide, perché hai voluto condividere con noi quello che ti sta accadendo.
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