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Sanità, pareggio di bilancio entro il 2026? Il centrodestra in Regione attacca De Pascale sul metodo e nel merito

28 Aprile

Si è tenuta oggi, nella Sala Stampa dell’Assemblea legislativa, la conferenza stampa dei presidenti dei gruppi assembleari di opposizione Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia), Elena Ugolini (Rete Civica), Pietro Vignali (Forza Italia) e Tommaso Fiazza (Lega) per fare il punto sulle criticità della sanità regionale e chiedere chiarezza sul presunto pareggio di bilancio, annunciato il 14 aprile dal presidente Michele De Pascale e dall’assessore Massimo Fabi.

Nel bilancio preventivo 2026, votato a fine dicembre e approvato dall’Assemblea legislativa, era infatti previsto un disavanzo sanitario di circa 200 milioni di euro, nonostante l’aumento del Fondo sanitario nazionale e l’aumento delle tasse regionali a carico dei cittadini. A distanza di pochi mesi, però, la Giunta ha dichiarato a sorpresa che il bilancio del 2026 si chiuderà in pari.

Il centrodestra, dopo aver criticato De Pascale e Fabi per aver dato una notizia così importante prima ai giornalisti che nelle sedi istituzionali (Commissione Sanità e Assemblea Legislativa), ha messo in dubbio l’attendibilità e la sostenibilità del pareggio annunciato, richiamando i dati dei bilanci preventivi delle singole Asl pubblicati pochi giorni dopo la conferenza del 14 aprile, che complessivamente indicano un passivo di 944 milioni di euro.

Chi governa deve rispondere urgentemente a numerosi interrogativi. Che cosa è cambiato in questi mesi? Come si arriva al pareggio? Sono state utilizzate partite del bilancio regionale fuori dal perimetro sanitario? Sono state bloccate assunzioni? Sono stati ridotti acquisti, servizi o manutenzioni? Sono stati rinviati investimenti necessari? E soprattutto: il miglioramento dei conti è frutto di una reale riorganizzazione della spesa e ad un miglioramento della produttività o deriva semplicemente dall’aumento delle tasse regionali e dall’incremento del Fondo sanitario nazionale?

La sanità emiliano-romagnola versa ancora in condizioni critiche, come dimostrano gli esempi portati in conferenza stampa dai capigruppo di opposizione. Dai ticket non riscossi a quelli non pagati da cittadini extracomunitari, fino all’opacità dei bilanci delle Aziende sanitarie che impedisce una piena valutazione dei punti di forza e di debolezza delle singole unità operative e del livello di produttività, elementi indispensabili per capire come usare al meglio le risorse e migliorare i servizi a disposizione dei cittadini.

Il rischio, evidenziato dai gruppi di opposizione, è che dietro l’annuncio del pareggio non vi sia un reale miglioramento della gestione sanitaria, ma una compressione dei servizi, un rinvio di spese necessarie o una maggiore pressione su cittadini e operatori. La sanità regionale non si misura con gli slogan, ma con la diminuzione delle liste d’attesa, con i pronto soccorso che funzionano, con una medicina territoriale capace di arrivare alla presa in carico dei pazienti, soprattutto dei più fragili e degli anziani, con la capacità di assumere, valorizzare e trattenere i professionisti, con la trasparenza dei bilanci e con la qualità dei servizi erogati.

Ugolini ha inoltre fatto riferimento a una proposta di legge regionale sull’attrattività delle professioni sanitarie su cui trovare l’accordo con la maggioranza, con l’obiettivo di affrontare in modo strutturale uno dei nodi più gravi del sistema: la carenza di personale. Un tema che riguarda infermieri, operatori sanitari e alcune specializzazioni mediche: figure senza le quali il Servizio sanitario regionale non può garantire servizi adeguati.

Per queste ragioni Fratelli d’Italia, Rete Civica, Forza Italia e Lega chiedono che il presidente De Pascale e l’assessore Fabi riferiscano in modo puntuale in Commissione e in Assemblea legislativa, mettendo a disposizione tutti gli elementi necessari per comprendere se il pareggio annunciato sia reale, stabile e ottenuto senza tagli o compressioni dei servizi.

I capigruppo di opposizione a tal proposito hanno ricordato che sono ancora in attesa di approfondimenti in Commissione Sanità sui singoli problemi che riguardano il sistema sanitario regionale. Infatti, quando il 15 ottobre 2025 in Aula il centrodestra chiese di costituire una commissione d’inchiesta sui problemi specifici della sanità, la Giunta e la maggioranza che la sostiene si opposero, affermando che per discutere e approfondire tali argomenti esiste già la Commissione Sanità. In questi sei mesi, però, questo organo non è mai stato convocato per trattare i temi specifici nonostante le richieste precise dei consiglieri di opposizione.

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LE PAROLE DEI CONSIGLIERI

Elena Ugolini (Rete Civica): “Quando in Commissione Sanità sono state approvate le linee di programmazione e finanziamento delle AUSL per il 2026, ho chiesto che venisse fatta chiarezza sui singoli stabilimenti ospedalieri: sui loro costi, sui loro ricavi e sul valore della produzione. Se non è possibile conoscere il dettaglio delle singole unità operative, mi aspetterei almeno quello dei singoli stabilimenti ospedalieri. Senza questi dati, infatti, è impossibile capire quali sono i punti di forza, quali i punti di debolezza e dove si debba intervenire per migliorare. Mi è stato risposto che la Regione dal 1994 dispone di tutte le informazioni. Eppure, quando con un accesso agli atti (ex. art. 30) ho chiesto il conto economico specifico dell’Ospedale Maggiore di Bologna, che presupporrebbe l’attribuzione della quota parte dei ricavi, del finanziamento e più in generale del valore della produzione, ho ricevuto un rendiconto in cui erano riportati solo i costi. La situazione è grave se non c’è chiarezza neanche su un ospedale che registra 253 milioni di costi annui. Non esiste azienda, e non esiste famiglia, che possa gestire le proprie finanze in questo modo. Peraltro, il rendiconto trasmesso riguardava l’esercizio 2024, perché il bilancio 2025 non era ancora approvato. A maggior ragione, viene da chiedersi: come fa De Pascale a sostenere già adesso che il bilancio della sanità regionale nel 2025 si è chiuso con un disavanzo di 70 milioni di euro?”

Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia): “Quando chiedemmo un’indagine tecnica sull’assessorato alla sanità fummo accusati di allarmismo. Ora il Presidente De Pascale ci dà ragione: non era allarmismo, ma una valutazione puntuale sulla voragine dei conti regionali. Tutti auspichiamo il pareggio di bilancio, ma va chiarito come ci si è arrivati: attraverso una manovra fiscale pesante sui cittadini, senza che la sinistra si assumesse la responsabilità dei buchi creati in passato. Le azioni sconsiderate della Giunta con l’aumento dei ticket sui farmaci hanno prodotto un gettito inferiore alle attese ed effetti negativi, spingendo molti cittadini a rinunciare alle cure. Cittadini che in Emilia-Romagna rinunciano anche alle visite: nel 2025 in Emilia-Romagna sono state 784.375 le persone che hanno rinunciato a prestazioni con priorità D; a Bologna 126.969 pazienti, quasi uno su quattro, hanno rinunciato agli appuntamenti scegliendo il privato o scegliendo di non farsi visitare affatto. Diventa quindi difficile parlare di pareggio di bilancio se restano gli sprechi: dai 35 milioni dei CAU che cambiano nome, ma non inefficienze, ai circa 60 milioni di ticket non riscossi, di cui 10 milioni in Romagna. Proprio in Romagna si è verificato anche il caso delle 293.000 lettere di sollecito inviate dall’Ausl Romagna, in parte errate. A dimostrazione di un sistema che non funziona. In provincia di Bologna consideriamo grave la situazione dell’Ausl di Imola, dove la Corte dei conti ha recentemente evidenziato una gestione finanziaria in affanno, con costi fuori controllo e crescente ricorso al lavoro precario. I numeri sono impietosi, In un solo anno l’Ausl di Imola è passata da un sostanziale pareggio a una perdita d’esercizio di oltre 10,8 milioni di euro. Non si può pareggiare i conti senza tagliare gli sprechi. Avevamo chiesto una commissione d’inchiesta sulla sanità regionale, che la sinistra ha bocciato. Era una grande occasione per correggere la rotta. A livello regionale emerge invece un sistema segnato da inefficienze e scelte sbagliate, con cittadini sempre più spesso costretti a rinunciare alle cure o a rivolgersi al privato”.

Pietro Vignali (Forza Italia): “Il pareggio di bilancio andrebbe raggiunto attraverso riforme organizzative che consentirebbero di far funzionare meglio il servizio sanitario regionale aumentando l’efficienza e i servizi. Invece, la Giunta regionale lo vuole raggiungere semplicemente utilizzando le extra risorse di 700 milioni derivanti dall’aumento dei dividendi per le Regioni del fondo sanitario nazionale stabiliti dal Governo e dall’aumento indiscriminato di tutte le tasse regionali possibili ed immaginabili. Quelle risorse ulteriori dovevano servire a ridurre i tempi delle liste d’attesa che rimangono fuori controllo e fuori legge, a migliorare la medicina territoriale e i soccorsi di emergenza urgenza, a correggere le errate riorganizzazioni che hanno aumentato i problemi invece che risolverli. In particolare, fra queste ultime, quella dei CAU per cui sono stati inizialmente spesi almeno 35 milioni, con il risultato di aver aumentato gli accessi alle strutture di emergenza urgenza del 21 % nel 2025 rispetto ai livelli precovid del 2019 e di avere 124.000 persone che abbandonano quelle strutture senza avere completato il percorso a causa delle attese estenuanti (5 % del totale di 2.340.000 accessi). La sanità dell’Emilia-Romagna deve continuare a preoccupare perché a fronte dell’arrivo delle tanto agognate risorse maggiori continua a peggiorare”.

Tommaso Fiazza (Lega): “È inaccettabile che la Regione aumenti le tasse per 450 milioni di euro mentre disperde risorse in incarichi d’oro, come quello da 110.000 euro per un dirigente del settore comunicazione all’Ausl di Parma, figura che si somma ad uno staff già oltremodo numeroso. Da inizio mandato abbiamo fatto proposte su liste d’attesa, servizi e sicurezza negli ospedali, ma la risposta è sempre stata che non c’erano risorse e che bisognava risparmiare. Da novembre chiediamo che l’assessore Fabi venga in Commissione a riferire sullo stato delle liste d’attesa, ma non siamo neanche stati degnati di una risposta. E mentre i nostri cittadini affrontano disagi su disagi e aumenti di spese, il welfare regionale garantisce agli irregolari prestazioni non urgenti che, nel solo 2025, sono costate milioni di euro tra visite, farmaci e ticket. Nonostante il calo del 40% dei tesserini STP, grazie alle politiche di rimpatrio del Governo, la sinistra continua a tagliare i servizi territoriali ai residenti e a finanziare una gestione ideologica della sanità. I soldi dei contribuenti vanno usati per curare i cittadini, non per incarichi di facciata o assistenza indiscriminata”.

 

 

 

Credit photo: Fratelli d’Italia

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