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IVG farmacologica, il chiarimento dell’assessore non basta a fugare le preoccupazioni

14 Aprile

Questa mattina, con un’interrogazione a risposta immediata, la maggioranza ha cercato di mettere una toppa alla figuraccia fatta in Commissione Sanità il 31 marzo, quando, discutendo le Linee di programmazione e finanziamento delle Aziende del Servizio sanitario regionale per il 2026, era stato esplicitato dai consiglieri di maggioranza, l’obiettivo di aumentare l’offerta consultoriale di IVG farmacologica “anche attivando il percorso a domicilio con colloquio telefonico significativo”.

Chi ha presentato l’interrogazione e l’assessore Fabi che ha risposto hanno dovuto ribadire un principio fondamentale della legge 194: anche la donna che chiede l’interruzione di gravidanza farmacologica  deve farlo attraverso un primo accesso in consultorio e rimane obbligatorio “il colloquio consultoriale previsto dall’art.5 della legge 194, colloquio finalizzato anche ad esaminare con la donna le possibili soluzioni dei problemi proposti e di aiutarla a rimuovere le cause che la porterebbero alla interruzione di gravidanza”.

È stato anche precisato che la locuzione “con colloquio telefonico significativo” contenuta nelle Linee di programmazione e finanziamento delle aziende del SSR per l’anno 2026 si riferisce alla consulenza in telemedicina programmata per la valutazione delle condizioni cliniche della donna dopo l’assunzione domiciliare del misoprostolo, corrispondente alla fase conclusiva dell’interruzione volontaria di gravidanza farmacologica iniziata in consultorio o in ospedale con l’assunzione del primo farmaco.

Alla fine, però, nelle parole di chi ha presentato l’interrogazione è comunque riemerso il rammarico perché l’IVG farmacologica è ancora allo “zero virgola”. Ma l’intento della legge 194 non era sicuramente quello di aumentare il numero degli aborti.

Se questi chiarimenti portati dall’assessore Fabi in Aula consentono di correggere almeno in parte una formulazione che risultava del tutto inopportuna, resta però inaccettabile la traiettoria politica sottesa a questa impostazione: una linea che, con troppa superficialità, tende a banalizzare la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza, anziché riconoscere fino in fondo quanto sia delicata a livello umano, sanitario e sociale.

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