Negli ultimi quindici anni il fenomeno turistico a Bologna è cambiato radicalmente, soprattutto con l’arrivo dei voli low‑cost come Ryanair. Per questo parlare della situazione del centro com’era quarant’anni fa non aiuta a comprendere davvero ciò che sta accadendo oggi. Le dinamiche sono completamente diverse.
Perché mancano case in affitto? Il problema non è solo la crescita degli affitti brevi. Nel centro storico di Bologna ci sono circa 30.000 immobili abitati da residenti (precisamente 28.290 al 31/12/2024) mentre nel database del Comune di Bologna ad oggi figurano 2.199 immobili interi destinati ad affitti brevi tramite Airbnb. Una quota significativa, ma non sufficiente a spiegare da sola la scarsità di alloggi disponibili. Il punto è che molte case non vengono messe in locazione a lungo termine perché i proprietari non si sentono tutelati.

Che politiche ha messo in campo l’amministrazione Lepore per le abitazioni e per le famiglie? Il sindaco inizialmente ha promesso 6.000 case nuove a Bologna, poi con il PUG ha stabilito che chi ha tra 7.000 m³ e 20.000 m³ deve utilizzare il 20% per residenza sociale (ERS); chi ha sopra i 20.000 m³ addirittura il 30%. In questo modo nessuno ha più fatto interventi. Quindi ha rilanciato: 10.000 case nuove. Ma intanto non è cambiato il risultato. Invece di facilitare l’edilizia sociale, la misura è stata irrigidita e il risultato è stato paralizzare tutto. Nella bozza di variante si estende la quota anche sotto i 7000 m³ al 15%. Diventa invece variabile a scalare tra i 21 mila e i 30.000 m³, in questo modo: 21.000 metri³ 21%, 22.000 m³ 22% ecc.
Il Comune dovrebbe usare le proprie risorse in modo intelligente, senza sprechi, per riportare sul mercato le case sfitte e soprattutto gli immobili oggi inagibili perché necessitano di importanti lavori di ristrutturazione.
Le priorità dovrebbero essere chiare. Promuovere la rigenerazione urbana, non l’aumento indiscriminato di nuova superficie edificata. Investire le risorse comunali nella ristrutturazione del patrimonio pubblico, che oggi in molti casi è in condizioni fatiscenti.
E poi c’è il tema dell’affitto sociale. La Fondazione Abitare, nell’ultimo anno, ha realizzato solo tre operazioni di affitto concordato. Offre garanzie sulla morosità, ma è il Comune a decidere chi entra nella casa del proprietario. Perché concentrare tutto sull’aiuto per chi non riesce a pagare l’affitto, senza offrire un sostegno anche ai giovani che non hanno contratti a tempo indeterminato e che non riescono nemmeno ad accedere a una casa in partenza?
Serve un cambio di prospettiva: meno sussidi alla morosità e più sostegno concreto ai giovani precari, ad esempio con un fondo affitto dedicato agli under 30.
Infine, c’è un tema demografico: perché a Bologna ci sono così pochi bambini? Perché mancano gli aiuti alle giovani coppie. Invece di investire in alberelli o in un museo dei bambini, servirebbero politiche reali per le famiglie e per chi vuole mettere radici in città.
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Nel PDF trovate il mio intervento su questo tema, pubblicato nell’edizione odierna di Bologna de Il Resto del Carlino.