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Quattro anni dall’invasione russa in Ucraina. Non dobbiamo abituarci

24 Febbraio

Il 24 febbraio di quattro anni fa avevamo pensato tutti ad una guerra lampo. In pochi si erano accorti che si era già aperto un conflitto nel 2014 con l’annessione della Crimea, nel silenzio di tutti. Le cose sono andate diversamente e si è aperta una ferita profonda dentro l’Europa stessa. Centinaia di migliaia di morti, feriti e persone segnate per sempre, oltre alle devastazioni su entrambi i fronti. Della fratellanza tra il popolo russo e il popolo ucraino resta solo un passato che ogni giorno appare più lontano e sempre meno condiviso. Quanti anni serviranno per ricostruire queste relazioni, la fiducia di un tempo?

Gli 11 studenti che abbiamo accolto al liceo e alle medie Malpighi dopo appena un mese ora sono cresciuti, si sono diplomati, alcuni frequentano già le nostre università, ma non si è ancora sanata questa tragedia immane a cui purtroppo è facile abituarsi entrando in quella “globalizzazione dell’impotenza” di cui ha recentemente parlato Papa Leone XIV, citato questa mattina dall’arcivescovo Zuppi, ad un incontro sulla pace promosso dall’Assemblea legislativa al quale ha partecipato anche il cardinale Pierbattista Pizzaballa. Non dobbiamo abituarci ed alzare le braccia. C’è una pace che va cercata nelle nostre case, nei luoghi di lavoro, dal basso e una pace che richiede un’architettura istituzionale per rafforzare il diritto umanitario e internazionale. Non c’è pace senza giustizia. La via della pace è la responsabilità.

Non dobbiamo smettere di sostenere il popolo ucraino, soprattutto ora che l’inverno sta aggravando l’emergenza e mettendo ancora più a dura prova le famiglie, i bambini, i civili che sono rimasti nella loro terra. Dobbiamo metterci innanzitutto, nei panni di chi soffre. Vi invito a leggere la testimonianza del Capo e Padre della Chiesa greco-cattolica ucraina, l’Arcivescovo Maggiore Sviatoslav Shevchuk, (https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2026-02/ucraina-anniversario-chiesa-guerra-aiuti-sfollati.html) che racconta come i continui attacchi alle infrastrutture energetiche stanno lasciando case, scuole e ospedali senza elettricità e riscaldamento. Per milioni di persone, ogni giorno senza aiuti significa buio, gelo e pericolo di morte.

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